Newsletter Firenze Capitale n. 6 – L’ambasciatore delle foreste

 
Nel precedente numero di questa newsletter, che puoi leggere cliccando qui, ho parlato dei vari diplomatici presenti a Firenze nel periodo della Capitale, ma mi sono tenuto da parte quello più illustre: George Perkins Marsh (1801-1882), ambasciatore degli Usa. Nel suo “Firenze Capitale”, Ugo Pesci scrive:  
“Gli Stati Uniti d’America furono rappresentanti in Italia, durante il soggiorno della capitale a Firenze, dal signor Giorgio Perkins Marsh, decano del corpo diplomatico, illustre scienziato, autore di un libro classico L’uomo e la natura, del quale il Barbèra pubblicò una traduzione italiana nel 1870. Uomo studioso e benefico, il signor Marsh viveva ritiratissimo, e per parecchi mesi dell’anno dimorava egli pure con la famiglia in una villa poco fuori della città, sulla strada che da San Gervasio va a Settignano.”  
George Perkins Marsh  
 
L’ambasciatore delle foreste
Su Marsh ho letto la pregevole biografia scritta da Paolo Ciampi: L’ambasciatore delle foreste (Arkadia, Cagliari, 2018) da cui riporterò varie notizie, concetti e citazioni.  
Prima di essere inviato in Europa, Marsh fu uomo di vastissimi interessi che si distinse nello studio delle lingue. Divenne anche il maggiore esperto americano di lettere scandinave. Si cimentò coll’industria, senza particolare fortuna, e dal 1843 al 1851 rappresentò il Vermont al Congresso.

Marsh, nel 1849, venne inviato come Ministro degli Stati Uniti nell’Impero Ottomano. Nel 1861 fu designato presso il neonato Stato italiano. Quindi, oltre che a Firenze, fu ambasciatore a Torino e continuò a esserlo anche a Roma. Rappresentò gli Stati Uniti per più di vent’anni; ad oggi, nessuno ha eguagliato questa durata.
Dal 1861 al 1882 seguì molti momenti importanti della nostra storia, riferendone al suo governo, anche se, talvolta, incontrava le medesime difficoltà che, pure in tempi più recenti, hanno gli osservatori stranieri quando devono spiegare ai loro concittadini la politica nostrana. Ciampi scrive:  
Talvolta George può solo arrendersi, non senza rammarico: “L’andamento politico del paese è così oscuro che non mi è stato possibile comprenderlo o anche essere capace di prevedere l’effetto del radicato disordine ministeriale nel quale il governo giace da lungo tempo”.
Altre volte – lo fa col nuovo segretario di Stato Hamilton Fish – può solo auspicare che in Italia almeno tutto rimanga com’è, perché se dal caos venisse fuori qualcosa sarebbe senz’altro peggio.
“Non vedo ragioni di credere che gli uomini che saranno chiamati al potere avranno un più saggio sistema di misure da proporre. Devo guardare a ogni cambiamento possibile come a una sfortuna nazionale.”  
George Perkins Marsh
   
In qualità di ambasciatore, nel 1864, dopo l’Aspromonte, George tentò di convincere Garibaldi a recarsi in America e a mettersi al comando dell’esercito unionista, per combattere contro gli schiavisti. C’era quasi riuscito, anche se la questione era complessa, perché il nostro Eroe pretendeva che gli Stati Uniti si impegnassero ad adottare alcuni principi un po’ troppo progressisti per il loro governo (Garibaldi è un grandissimo!), e vari generali americani non è che poi gradissero molto l’arrivo di un comandante straniero. Dopo vari intrighi, comprese fughe di notizie lasciate trapelare ad arte per far saltare l’accordo, il Governo italiano concesse una amnistia per i fatti dell’Aspromonte e Garibaldi decise infine di rimanere a Caprera.  
Villa Arrivabene
La sede della legazione americana a Firenze era in via Cavour di fronte a Palazzo Medici Riccardi dove era collocato il ministero degli interni. Marsh viveva a Villa Arrivabene, adesso in piazza Alberti, sede del quartiere; quella che Pesci descrive come “una villa poco fuori della città, sulla strada che da San Gervasio va a Settignano”. Se ti interessa, a questo link puoi trovare alcune interessanti notizie storiche sulla villa, anche se lì la presenza di Marsh non è citata.  
Nella sua abitazione, Marsh non era solito organizzare fastosi ricevimenti, ma ospitava spesso membri della numerosa comunità di lingua inglese che abitava a Firenze. Tra questi, Jessie White Mario, amica e sostenitrice di Mazzini e Garibaldi, grande patriota della causa italiana dal temperamento irruento, tanto che Mazzini la chiamava Miss Uragano. Nella notte del 3 febbraio, nel bel mezzo della grande festa per l’arrivo a Firenze di Vittorio Emanuele II, rischiò anche di farsi arrestare, perché sola, tra la folla plaudente, contestò il re per essersi accordato con i francesi per portare la capitale a Firenze, rinunciando al sogno di conquistare Roma e completare l’Unità d’Italia.  Ciampi ha pubblicato anche una bella biografia di Jessie White Mario (Miss Uragano. La donna che fece l’Italia) da me recensita in questa pagina. Nel raccontare degli incontri tra George e Jessie in villa Arrivabene, l’autore si si stupisce un po’ dall’aver scoperto un collegamento inaspettato tra i due personaggi dei quali ha narrato le vite, ma questa è una cosa che capita spesso quando si approfondiscono le vicende di Firenze Capitale. A me è successo con i cammelli, di cui parlerò a breve,  
L’ambientalismo
L’uomo e la natura. Ossia la superficie terrestre modificata per opera dell’uomo uscì nel 1864 negli Stati Uniti. Come riferisce Pesci, la prima edizione italiana venne pubblicata a Firenze nel 1870. L’opera è corposa, piena di note e di citazioni; nel complesso risulta di non semplice lettura. Nel suo libro, Ciampi ce ne descrive i contenuti.  
“Lo scopo del libro, spiega George, è indicare la natura e l’estensione dei cambiamenti indotti dall’azione dell’uomo nelle condizioni fisiche del globo che abitiamo. E in questo modo mostrare i pericoli che può produrre l’imprudenza e suggerire la possibilità e l’importanza del ristabilimento delle armonie perturbate, del miglioramento materiale di regioni rovinate ed esaurite. … Noi stessi non siamo giganti, ma formiche, castori che lavorano incessantemente, animaletti che continuano a fare ciò che hanno sempre fatto e non si rendono conto delle conseguenze, vedono solo ciò che è più vicino e immediato. Non sono premeditati molti dei disastri di cui siamo responsabili, dice George, a nessuno piace un monte che viene giù o un deserto che avanza. Ma ciò ci rende meno responsabili? Uomo, questa formica implacabile, questo castoro che non si riposa mai. Semmai più passa il tempo più moltiplica le sue capacità. La sua azione di distruzione diviene sempre più potente e spietata più egli procede nella civiltà. E tutto comincia con la scomparsa delle foreste, quelle stesse foreste che da ragazzino ho visto sparire nel Vermont. In questo modo ogni cosa non è più la stessa. Tutte le armonie della natura vengono turbate.  
È rilevante ricordare che questi concetti venivano espressi più di centocinquanta anni fa; più o meno quando uscì L’Origine delle specie di Darwin (1859). Ciò rafforza la mia opinione: il periodo di Firenze Capitale, la seconda metà dell’Ottocento, è così affascinante perché tutti i grandi temi che caratterizzano i tempi a seguire e i nostri anni sono già presenti e si manifestano in maniera schietta e chiara, senza l’ipocrisia e la complessità che rendono oggi tutto così confuso. È possibile quindi vedere, e raccontare nelle mie storie, i meccanismi dello sfruttamento degli umili, della speculazione edilizia, dell’uso smodato delle risorse naturali, della brutalità con la quale venivano utilizzati i rapporti di forza, quando comodava. Conoscendo il passato, si comprende molto meglio il presente. Le azioni di Marsh a favore della tutela della natura, che egli stava portando avanti da molto tempo anche prima l’uscita del suo libro, portarono a maturare negli Stati Uniti un sentimento dell’opinione pubblica a favore della preservazione dell’ambiente. Ci racconta Ciampi:  
“1864. Nello stesso anno in cui Man and Nature viene dato alle stampe qualcosa di rilevante accade in America. La guerra non impedisce al presidente Lincoln di concedere allo stato della California la splendida Yosemite Valley, vincolandola a un uso pubblico, per villeggiatura e svago… Con la decisione di Lincoln la Yosemite Valley non è ancora un parco, ma la strada è aperta, un principio affermato: godere della natura può essere una strada per proteggere la natura.
1872. Il presidente Ulysses Grant, lo stesso che ha permesso a George di rimanere in Italia, prende una decisione importante per l’America e in effetti per tutti noi: istituisce il parco nazionale di Yellowstone, il primo in tutto il pianeta…
1873. Il Congresso approva il Timber Colture Act, con cui si concedono 160 acri – all’incirca 65 ettari – di terra demaniale a coloro che si impegneranno a piantare alberi su un quarto di essi. Altro che un uomo solo che pianta gli alberi: a farlo sarà un’intera generazione di coloni del selvaggio Ovest. Proprio Man and Nature, è la generale convinzione, ha incoraggiato questo provvedimento che non ha uguali.
1885. Nasce l’Adirondack State Park, il più grande parco a est del Mississippi. E non si tratta solo di una nuova porzione di America sotto tutela, è una risposta diretta proprio alle preoccupazioni manifestate da George.”  
Marsh si recava spesso a Vallombrosa. Ciampi evidenzia che Vallombrosa, alla fine dell’Ottocento, era una delle più rinomate località “climatiche”; venivano da tutta Italia e anche dall’estero per villeggiare tra i suoi boschi. Una ferrovia a scartamento ridotto la collegava alla linea Firenze Roma. La località subì la concorrenza del Trentino quando questi cessò di essere austriaco. Col tempo, italiani iniziarono a preferire il mare alla montagna e Vallombrosa passò di moda; la ferrovia fu chiusa nel 1924.

All’età di ottantuno anni George mori il 23 luglio 1882, proprio a Vallombrosa, dove, continuava a recarsi spesso anche dopo essersi trasferito a Roma, affascinato dalle foreste rigogliose che gli ricordavano quelle americane che tanto amava e tra le quali era nato nel Vermont.  
I cammelli e il West
Dato che mi pareva interessante contestualizzare il periodo di Firenze Capitale narrando cosa stesse accadendo in quegli stessi anni in America, ho scritto un racconto in cui immagino che, nel novembre del 1869, il mio Sabatino Arturi, intento a pranzare nell’Osteria del Sole in via Porta Rossa, quasi all’angolo con via dei Calzaiuoli e a due passi da Piazza della Signoria, incontri un cowboy. Bob Caine poi riapparirà in altre storie di Sabatino, dandogli una mano in alcuni frangenti in cui farà comodo un buon tiratore. L’incontro è assolutamente possibile, dato che il primo dei trasferimenti del bestiame texano lungo la pista Chisholm, quasi 1.300 chilometri da San Antonio ad Abilene, avvenne nel 1867. Furono queste immani migrazioni dei Longhorn che fecero nascere il mito dei cowboy. Bob Caine era un tipo tosto: aveva partecipato alla guerra di Secessione, conclusasi nel giugno del 1865, quando la capitale era appena giunta a Firenze; poi, cacciando bisonti e arrotondando col gioco, aveva seguito i cantieri della Union Pacific durante costruzione della ferrovia transcontinentale dall’agosto del ’66, quando nacque la prima Hell on Wheels (l’inferno sulle ruote: le cittadine semoventi che si spostavano man mano che la ferrovia procedeva). La ferrovia sarebbe stata completata nel 1869, ma il nostro amico, stanco di rischiare ogni notte la vita giocando d’azzardo con gli operai ubriachi, aveva preferito una attività più tranquilla, partecipando a due trasferimenti stagionali sulla pista Chisholm: quello del ’68 e quello del ’69, quando era arrivato ad Abilene a maggio, con una delle prime mandrie. Poi gli era capitato un guaio, a seguito del quale aveva ritenuto opportuno cambiare aria, giungendo a Firenze nel novembre del ’69. Questo mettere in parallelo West e Firenze Capitale mi è molto utile quando devo immaginarmi scene delle storie di Sabatino, soprattutto ambientate nelle campagne. Basta visualizzare i ricordi dei film western per farsi un’idea realistica, con l’accortezza, però, di eliminare le Colt 45, che nacquero nel 1873, e i fucili Winchester, il cui modello più famoso è anch’esso del 1873.  Negli anni di Firenze Capitale quasi tutte le armi, sia revolver che fucili, erano ad avancarica e usavano perlopiù pallottole predisposte manualmente dal proprietario usando cartine, palle e polvere da sparo. I revolver avevano il tamburo, ma ricaricarlo non era una operazione veloce, per cui alcuni pistoleri andavano a giro con più tamburi pronti e facevano prima a sostituire il tamburo utilizzato con uno carico, piuttosto che a ricaricare il primo. Nei film western, gli americani tendono a far usare sempre le Colt 45 o altre armi simili, anche in storie ambientate negli anni in cui queste ancora non esistevano.  In Europa i modelli a retrocarica iniziarono ad essere significativamente presenti negli anni di Firenze Capitale. Il famoso Chassepot, o fusil modèle 1866, venne usato, destando molto clamore, dai Francesi nella battaglia di Mentana del 1867, nella quali i garibaldini disponevano solo di armi a retrocarica, alcune delle quali erano quasi cimeli da museo. Per amor di precisione, segnalo che, dato che quando si tratta di ammazzare l’ingegno dell’uomo è attivissimo, alcuni modelli a retrocarica erano già stati prodotti prima degli anni ’60; però si trattava di armi che non avevano una grande diffusione. Dopo questa doverosa precisazione, torniamo ai cammelli. Documentandomi sul West mi sono imbattuto nella storia dell’U.S. Camel Corps. Sentiamo come Bob la racconta a Sabatino.  
– Mio padre lavorava come mandriano nel Missouri, e io iniziai a imparare il suo mestiere, ma presto fui preso dalla smania di vedere il mondo. Siamo un paese che sta crescendo a vista d’occhio; tutti vogliono muoversi e andare in cerca di fortuna. Desideravo avere a che fare con qualcosa di diverso dalle vacche, quindi, nel 1857, quando mi capitò l’occasione di arruolarmi nell’U.S. Camel Corps, la colsi al volo.
– Camel? Cammelli?
– In realtà, c’erano anche dei dromedari. L’esercito pensava che dromedari e cammelli avrebbero potuto essere utili nelle praterie desertiche del sud-ovest. Nel 1855, due ufficiali furono inviati in Africa per acquistare le cavalcature. Ebbero qualche problema: all’inizio, a Tunisi, gli rifilarono un branco di animali malati, poi, per parecchio tempo, non riuscirono a procurarsi bestie valide; andarono fino a Malta, Salonicco, Costantinopoli. Pare che l’esercito inglese si fosse accaparrato gli animali migliori per la guerra di Crimea. Alla fine, però, riuscirono a comprare in Egitto dei cammelli e dei dromedari; a metà del ’56 le bestie furono stanziate a Camp Verde, a circa 60 miglia a ovest di San Antonio, in Texas. Fui aggregato al corpo all’inizio del ’57 e partecipai alla prima missione che ci venne affidata. Dovevamo esplorare il territorio tra El Paso e il fiume Colorado, una zona dove era facile imbattersi nei pellerossa; dall’inizio dell’anno avevano già assalito sei diligenze. Eravamo sotto il comando di Edward Fitzgerald “Ned” Beale, un eroe della guerra contro il Messico, famoso anche per aver portato nell’Est, nel ’48, le prime pepite dalla California, facendo così scoppiare la corsa dell’oro. La spedizione fu un successo perché i cammelli dimostrarono di essere molto resistenti. Solo che i cavalli e i muli, in loro presenza, diventavano pazzi di terrore. Inoltre, i cammelli e i dromedari erano bestiacce: puzzavano, sputavano e mordevano. Quindi, alla fine, l’esperimento dell’U.S. Camel Corps fu lasciato morire… So, poi, che anche a un tedesco, nel ‘63 era venuta l’idea di usare i cammelli per il trasporto del sale necessario all’estrazione dell’argento nelle miniere del Nevada, ed era andato fino in Mongolia a comprarsene trentadue. Ma, anche nel Nevada, i cammelli irritavano i cavalli ed i muli, che iniziavano a scalciare. Tant’è che a Virginia City fu emanata un’ordinanza che proibiva di far circolare i cammelli, tranne che tra la mezzanotte e l’alba. Il tedesco dovette rinunciare al suo progetto e i cammelli sono stati liberati nel deserto. Dicono che, ogni tanto, nel Nevada se ne incontri qualcuno.  
  L’imbarco dei cammelli americani  
 
Foto del U.S. Camel Corps
  
Orbene, grande è stato il mio stupore quando, anni dopo aver scritto Sabatino e il West, leggendo il libro di Ciampi ho scoperto che era stato proprio Marsh a proporre l’uso dei cammelli nell’esercito americano. L’idea gli era venuta quando operava come ambasciatore a Istanbul; aveva anche scritto un libro al riguardo: The Camel His Organization Habits and Uses.  
Quindi, alla fine, tutto è collegato. I cammelli di cui ho scritto, George Marsh, Jessie White Mario, Firenze Capitale.

Per questo non finirò mai di immergermi nelle variegate e ricchissime storie di Firenze Capitale.  
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CARNEVALE NEL GHETTO
Il ghetto di Firenze venne sgomberato l’11 giugno 1885, quando vennero allontanate 367 famiglie. I lavori effettivi del “risanamento” del centro iniziarono solo alcuni anni dopo. Per un certo tempo, dunque, quella parte del centro di Firenze rimase in stato di completo abbandono. Nel 1886 e nel 1888 si approfittò della disponibilità di quegli spazi per organizzare due gigantesche feste carnevalesche, che durarono per più di un mese. Nel 1886 la zona venne trasformata in Bagdad, con addobbi e figuranti. Nel 1888 in una città cinese. Alla fine, gli arredi furono venduti all’asta, il cui ricavato fu devoluto alle famiglie degli sfollati. Questo è il link per andare alla pagina Facebook su Firenze Capitale
  Forse ti può essere utile
BONUS: se vuoi approfondire su Marsh
Se vuoi, puoi leggere gratuitamente L’uomo e la natura. Ossia la superficie terrestre modificata per opera dell’uomo a questi link https://play.google.com/store/books/details?id=TIXaxgRNcNEC&rdid=book-TIXaxgRNcNEC&rdot=1 https://books.google.it/books/about/L_uomo_e_la_natura_ossia_La_superficie_t.html?id=TIXaxgRNcNEC&redir_esc=y
Se vuoi leggere The Camel His Organization Habits and Uses puoi farlo gratuitamente (con alcune pagine oscurate) a questo link (in inglese) https://forgottenbooks.com/en/books/TheCamel_10285787 Qui trovi un buon articolo su Marsh https://terzopianeta.info/cultura-societa/george-perkins-marsh-profeta-ambientalismo/  
  Grazie
Mi spiace che questo numero della newsletter sia slittato di una settimana, ma gli impegni lavorativi, ai quali si è aggiunta la bellissima visita al Salone del Libro di Torino, mi hanno impedito di mantenere la cadenza quindicinale di questa mail.  A tal proposito, sin da ora, ti dico che non ci metterei la mano sul fuoco sul fatto di riuscire a mandarti il prossimo numero per il 12 giugno, nel bel mezzo della stagione delle Imu e delle dichiarazioni. Farò del mio meglio, ma non garantisco. Grazie per il tempo che hai dedicato a questa lettura. Spero che la newsletter ti sia piaciuta.  Se mi fai sapere che ne pensi, te ne sarò grato. Ogni suggerimento per migliorare mi aiuterà moltissimo.  
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N. 1 – Firenze sotterranea Il celebre libro di Jarro sulla misera vita nel Ghetto 

N. 2 – La scuola dei ladri Aneddoti e storie tratte dal libro Firenze Sotterranea di Jarro  
 
N. 3 – Le luci di Firenze Le prime illuminazioni pubbliche fiorentine

N. 4 – La Lionese e Firenze: luci e ombre (letteralmente) L’arrivo dell’illuminazione a gas e di quella elettrica
 
  N. 5 – Gli ambasciatori in Firenze Capitale Il turco, l’inglese, il francese e molti altri

N. 6 – L’ambasciatore delle foreste Uno dei padri dell’ambientalismo stava a Firenze
 
  N. 7 – I vecchi fiorentini secondo Collodi Collodi rimpiange fiorentini di una volta, ora scomparsi

N. 8 – Una casa fiorentina Dove si inizia a descrivere una casa dell’Ottocento  
  N. 9 – Vacanze toscane La prima parte della rassegna fotografica dei luoghi di villeggiatura toscani

N. 10 -Vacanze toscane, da Livorno in giù Altre vecchie cartoline dei luoghi di villeggiatura toscani   

N. 11 I luoghi innominabili I luoghi innominabili di una casa fiorentina dell’Ottocento

N. 12 Del Lei e del Voi L’uso del Lei e del Voi ai tempi di Firenze Capitale  
  N. 13 – In treno con Collodi Un Romanzo in Vapore: lo strano libro del giovane Lorenzini

N. 14 -Con Collodi fino a Livorno Firenze è piccola  

  Speciale Befana Le violente Befane fiorentine

Speciale Carnevale I davvero turbolenti carnevali fiorentini  
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