A Firenze Centro storico

A Firenze Centro storico. Storie quotidiane dentro le mura è un’antologia di racconti ambientati nel centro della mia città, curata da Camilla Cosi. Partecipo con Sabatino e la scuola dei ladri, dove ritroviamo Sabatino Arturi, il mio protagonista seriale che vive in Firenze capitale del Regno d’Italia (1865-1871).

Firenze Centro storico copertina

L’antologia (ISBN 9788832213744) è pubblicata da Edizioni della sera (2023).

GLI AUTORI

Racconti di: Massimo Acciai Baggiani, Luca Anichini, Alessandro Bini, Elena Brachini, Sergio Calamandrei, Francesca Cappelli, Gian Luca Caprili, Camilla Cosi, Carlo Cuppini, Fabrizio De Sanctis, Andrea Falcioni, Andrea Gamannossi, Susanna Madarnàs, Francesca Magrini, Carlo Menzinger di Preussenthal, Caterina Perrone, Pierfrancesco Prosperi, Alessandro Ricci, Paola Beatrice Rossini, Roberto Zatini, Enrico Zoi. 

A cura di Camilla Cosi. Prefazione di Simone Innocenti.

LA QUARTA DI COPERTINA

I protagonisti delle storie che compongono questo volume si nutrono delle leggende, delle tradizioni e delle avventure dei rioni del centro storico. Storia ambientate in epoche diversi, dai tempi di Firenze Capitale quando il volto di alcune aree come il ghetto fu completamente stravolto, o una Firenze futuristico immaginaria. Passeggiate notturne intorno alla Cattedrale in compagnia di un amore immaginato, malinconiche nostalgie di una giovinezza irripetibile nel giardino di Boboli, inevitabili partenze e misteriosi ritorni in una strada che ha cambiato volto pur conservando il nome magico del gonfalone, via del Drago d’Oro, gli incessanti pettegolezzi dei bottegai e i camerateschi regolamenti di conti dell’Oltrarno.
Il cuore storico del capoluogo toscano riemerge, ancora, in tanti altri racconti affascinanti. Il lettore rivive la magia e il fascino di Santa Croce, Santa Maria Novella, San Giovanni e Santo Spirito e assapora tutta la fiorentinità, le emozioni profonde di gratitudine e fierezza che sia la fortuna di sperimentare godendo dei suoi suoni, colori sapori e odori.

Sabatino e la scuola dei ladri

Un vecchio domestico chiede, disperato, l’aiuto di Arturi per risolvere un problema che lo assilla. Sabatino dovrà confrontarsi con le misere condizioni di vita degli abitanti del Ghetto di Firenze, poco prima della sua distruzione. L’attuale piazza della Repubblica e la zona circostante sono state edificate a seguito del “risanamento” di fine Ottocento col quale furono sventrati 70.000 metri quadri della vecchia Firenze medievale: si persero 26 antiche strade, 20 piazze, 3 giardini, 18 vicoli e chiassi; svanirono 341 immobili abitativi, 451 botteghe, 173 magazzini, 5 corti; furono sfollate e disperse per la città 1.778 famiglie, 5.822 persone. L’operazione fu agevolata anche da una serie di articoli pubblicati nel 1884 da Jarro (Giulio Piccini) che descrivevano le misere condizioni di vita degli abitanti del Ghetto e, in particolare, la triste sorte dei bambini. Nel suo libro Firenze sotterranea è descritta anche la scuola dei ladri.

Ecco l’incipit del racconto.


Febbraio 1885, in Firenze

L’inaspettato messaggio mi avevo convocato per mezzodì presso una delle tre porte del Ghetto, quella che si apriva sul Mercato Vecchio. Giunto nella piazza che fino a pochi anni fa brulicava di folla vociante, in perenne movimento, mi fermai un attimo. Provai un senso di vuoto. Dal 1° novembre 1881, tutte le botteghe erano state obbligate a spostarsi in San Lorenzo. Per realizzare quel nuovo mercato, un edificio moderno, in ferro, ghisa e vetro, alla fine degli anni Settanta era stata sventrata la zona dei Camaldoli di San Lorenzo, i cui miseri abitanti si erano riversati nel Ghetto, peggiorandone ancora il sovraffollamento. Ma presto quei disgraziati sarebbero stati di nuovo in mezzo a una strada: a giugno anche il Ghetto sarebbe stato svuotato, in vista dell’imminente demolizione. Poi, la stessa sorte sarebbe toccata a tutta la zona attorno al Mercato Vecchio.

Piazza del Mercato Vecchio, adesso che erano state abbattute le baracche e le casupole che erano sorte al suo interno nel corso dei secoli, aveva riacquistato respiro. Era delimitata da edifici medievali, carichi di storia. Il lato della piazza che dava in direzione di Palazzo Strozzi era abbellito dalla Loggia del Pesce, del Vasari; lei, si sarebbe salvata: smontata e trasferita altrove. Sul lato dalla parte di via dei Calzaiuoli, la piccola chiesa di San Tommaso in Foro e le antiche botteghe dei Borromei erano destinate a sparire. Sul fronte verso l’Arno, i picconi avrebbero abbattuto anche l’imponente Torre dei Caponsacchi. Il quarto lato della piazza era delimitato dal massiccio fronte del Ghetto, indubbiamente poco elegante e opprimente, con i suoi edifici alti fino a sette piani. Sarebbero svaniti anch’essi.

Molti premevano per ristrutturare il centro preservandone i tesori storici e architettonici, ma il 15 giugno 1883, con l’approvazione del progetto municipale di risanamento, aveva prevalso l’idea di abbattere tutto e costruire dei grandi palazzi moderni. La sequela pluriennale di articoli indignati sul degrado vergognoso del centro, tra i quali spiccavano quelli pubblicati nel 1884 dal mio collega giornalista Jarro su La Nazione, e il migliore risultato economico che si sarebbe potuto ottenere con la ricostruzione integrale, avevano fatto sì che Consiglio comunale s’incamminasse deciso sulla via della distruzione, senza curarsi delle critiche. Ci sarebbe stata una nuova piazza, ampia il doppio dell’attuale, con tanto di portici e, forse, con un grande arco.

Innanzi all’ingresso del Ghetto mi attendeva Enzo, che per un ventennio era stato a servizio presso la mia famiglia. L’anziano cercava di ripararsi dal gelo stringendosi in un cappotto scuro, lacero ma pulito. Erano anni che non lo vedevo; il suo messaggio mi aveva sorpreso.