Don't bother di Shakira: parole
eloquenti
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Io penso che dalle parole delle canzoni si imparino molte cose sul mondo in cui viviamo.
Forse tra cinquecento anni gli storici che studieranno la nostra epoca trarranno molte informazioni dai testi delle canzoni, come, in un certo senso, hanno sinora fatto gli studiosi con la poesia, esaminando, ad esempio, i testi omerici per cercare di capire i greci e studiando le poesie epiche e cortesi per comprendere cosa pensassero i cavalieri.
Le canzoni, in fondo, svolgono adesso per il grande pubblico la funzione che una volta aveva la poesia (la quale, e me ne rincresce per i miei amici poeti, oggigiorno ha perso ogni impatto sulla cultura popolare; anzi, per essere più precisi: sono i poeti contemporanei, come gli autori di musica “classica” contemporanei, a non avere alcun influsso sulla cultura popolare).
Ciò premesso, ho provato ad ascoltare con molta attenzione le parole della canzone “Dont’t bother” (“non ti preoccupare” o “non rompere”) di Shakira. È una canzone che mi piace molto, anche grazie all’intensa interpretazione della cantante che rende benissimo il tono rancoroso della donna lasciata da un uomo che le ha preferito una rivale praticamente perfetta.
In particolare, del testo mi ha colpito molto una frase.
Le parole della canzone sono le seguenti:
Don’t bother
da Oral Fixation Vol. 2
"Non preoccuparti"
|
She's got the kind of look That defies gravity She's the greatest cook And she's fat free
She's been to private school
She practices tai-chi
[Chorus A]
I'm sure she doesn't know
She's almost six feet tall
[Chorus A]
For you, I'd give up all I own
[Chorus B x2] |
Lei ha quel genere di bellezza Che sfida la legge di gravità Lei è la cuoca più grande Ed è assolutamente magra
Lei è stata a una scuola privata
Lei pratica tai-chi
[Ritornello A]
Sono certa che lei non sa
Lei è alta quasi un metro e ottanta
[Ritornello A]
Per te darei via tutto ciò che possiedo
[Ritornello B x2] |
La parte che mi ha colpito è quella in cui la protagonista elenca tutte le cose che lei sarebbe disposta a fare, come supremo sacrificio, per trattenere il suo uomo.
Tra queste c’è: “e mi trasferirei in un paese comunista, se tu venissi con me”.
Di fatto, quindi, il comunismo è identificato come un elemento del tutto negativo.
Il punto importante di questa frase non è la valutazione se essa sia più o meno “politicamente corretta” (personalmente parlando, del politicamente corretto io mi sarei già da tempo stufato) o se sia in effetti un grosso sacrificio o meno trasferirsi in un paese comunista.
L’aspetto che mi interessa è un altro.
“Don’t bother” non è una canzoncina scritta da una sconosciuta per andare, magari, al Festival di Sanremo e venderne qualche copia in Italia. È una canzone di una cantante già affermata scritta per i mercati mondiali, e tra questi, in particolar modo quello statunitense.
Difatti “Don’t bother” nel 2006, come singolo, ha occupato stabilmente le classifiche di buona parte del mondo ed è entrato nella top ten mondiale e in quella di tredici paesi (1° posto in Colombia, 3° in Polonia, Romania, Argentina, 4° in Finlandia e Paesi Bassi, 5° in Italia e nella classifica mondiale, 9° nel Regno Unito, Russia, Austria, Germania, Repubblica Ceca, Svizzera, 18° in Spagna, 42° negli Stati Uniti, ove in realtà non ha avuto un grosso successo).
Una canzone destinata a diffondersi presso un pubblico così vasto deve essere scritta inserendoci dei concetti che chi la compone sa che saranno compresi e riconosciuti unanimemente. Quindi il fatto che trasferirsi in un paese comunista sia un sacrificio supremo è un concetto che trova una ampia diffusione e che, presumibilmente, mi è venuto da pensare, è dato unanimemente per scontato negli Stati Uniti.
Questo mi ha un po’ colpito, perché, forse ingenuamente, pensavo che lo spauracchio del comunismo, dopo tutto questo tempo dalla caduta del muro di Berlino fosse un po’ passato di moda, fatta eccezione per il nostro paese, dove non si riesce a andare oltre. Ma negli Usa, ad esempio, pensavo che adesso si occupassero solo di terrorismo e di rapporti con l’Islam. Anche nei film di azione hollywoodiani ormai i cattivi sono tutti terroristi.
Invece poi rispunta questa canzone che mi racconta qualcosa su come va il mondo, con una forza che cento articoli o saggi giornalistici non avrebbero mai.
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