Il motore immobile attorno al quale ruota la nostra vita – #SM2 post n. 4

Questo articolo fa parte della pubblicazione integrale sul web di Sesso Motore 2: perché si fa poco sesso. Il saggio che spiega cosa fa girare il mondo e perché vogliamo essere ricchi e potenti invece che felici.


Le domande a buccia di cipolla

Sono sempre stato uno che si fa delle domande, che cerca di capire perché le cose accadono in un certo modo e se esistono leggi che regolano le relazioni umane.
Quando ero giovane mi chiesi quale fosse il motore immobile (NOTA 1) attorno al quale ruota l’esistenza umana, ovvero quale fosse la motivazione profonda che guida le azioni degli uomini e delle donne.

Per motore immobile intendo la risposta all’ultima delle domande che mi potrebbe fare su questo argomento il terribile ragazzino degli “E perché”.
Perché noi abitiamo in un appartamento e il mio amico abita in una villa?
– Perché la sua famiglia è più ricca della nostra.
E perché la sua famiglia è più ricca della nostra?
– Perché suo padre e i suoi avi sono stati bravi ad accumulare soldi. Più di noi.
E perché hanno accumulato soldi.
– Perché la spinta ad accumulare ricchezze è insita nell’animo umano.
E perché la spinta ad accumulare ricchezze è insita nell’animo umano.
– Perché… Se non la smetti ti do una sberla.

Come noto, la sberla parte quando l’adulto non sa più cosa rispondere. Eh, già! Perché la spinta ad accumulare ricchezze è insita nell’animo umano?

Io queste domande a buccia di cipolla, in cui si scava strato dopo strato fino ad arrivare al nucleo del problema, me le sono sempre poste anche se prudentemente di solito evito di importunare gli altri con domande che possano indurre l’interrogato a rispondere a sberle. Ma se stai leggendomi, vuol dire che queste domande a te posso farle.

Aristotele, quello del Motore Immobile

Oltre a cercare di individuare il motore immobile che guida le nostre azioni, mi chiedevo anche se lo scopo vero delle nostre vite fosse quello che dicevano tutti: essere felici.
Non ne ero molto convinto: vedevo che la maggior parte degli esseri umani ricercava ricchezza e potere ed era gratificata dal possedere oggetti e, per certi versi, persone, mentre si concentrava straordinariamente poco sulla ricerca della felicità che, l’esperienza insegna, non è diretta conseguenza del possesso e del potere.
Mi pareva strano che la felicità, un argomento che in teoria avrebbe dovuto essere al centro di ogni nostro pensiero, fosse così poco presente nella nostra vita e nei media. Non esistono trasmissioni televisive che hanno per tema la felicità, non se ne legge sui giornali e non è mai citata nei programmi di governo (NOTA 2); ne parlano giusto, per pubblici ristretti, alcuni filosofi o psicologi.
Ma allora qual è lo scopo profondo della nostra esistenza?
Forse a causa degli alti livelli di testosterone che caratterizzano i giovani maschi, ero arrivato alla conclusione che il motore immobile che spinge gli uomini a darsi da fare fosse il sesso. Ovvero che, in fondo, ogni comportamento, in particolare quelli tipici di accumulare ricchezza o acquisire potere, fosse finalizzato a fare più sesso.
Più tardi, con l’avanzare dell’età, cambiai idea e mi dissi che l’accumulo di ricchezze e di potere era un modo di acquisire sicurezza. L’individuo nasce insicuro ed è terrorizzato dal mondo che lo circonda. Ogni successo che nel corso del tempo riesce a conseguire diminuisce le sue insicurezze, lo tranquillizza e gli fornisce un mattoncino per costruirsi attorno un muro, una diga, dietro la quale uno si sente sempre più protetto. Tanti soldi e tanto potere permettono di affrontare gli imprevisti e le difficoltà con meno patemi.
Mi sembrava di trovare conferma a questa teoria nelle vicende personali di alcuni potenti che crollavano psicologicamente nel momento in cui inchieste penali incrinavano la loro sensazione di intoccabilità, arrivando talvolta a togliersi la vita. Dal punto di vista razionale quei comportamenti non avevano molto senso perché erano pur sempre persone che dopo poco sarebbero uscite dal carcere, restando comunque ricche. Ma la loro diga di sicurezza era stata crepata e l’insicurezza era tornata a sommergerli rendendo vani anni e anni di carriere dedicate a sconfiggere la paura del mondo.
Pensavo dunque di aver archiviato la questione. Gli esseri umani cercano la sicurezza. È quello il motore immobile.
Poi mi è capitato di scrivere il romanzo uscito ora col titolo SESSO MOTORE 1: INDIETRO NON SI PUÒ e nel rileggerlo ho capito che, al di là della trama gialla, il suo tema di fondo, scaturito inconsciamente mentre lo scrivevo e riscrivevo, era cercare di dare risposta alle seguenti domande:
perché il sesso è così esibito (in tv, in pubblicità) nella nostra società e così osteggiato nella sua messa in pratica?
• Perché un’attività tanto soddisfacente e in teoria anche priva di costi viene praticata relativamente così poco?
• Perché nel mondo reale si incontrano tante difficoltà ad avere piena soddisfazione sessuale?
E di nuovo:
Perché gli uomini si sforzano di raggiungere ricchezza e potere invece di dedicarsi alla ricerca della felicita?
E ho scoperto che la risposta all’ultima domanda era legata alle prime. E che tutto si tiene.
E che da ragazzo, col testosterone a palla, ci avevo quasi azzeccato.

SESSO MOTORE 1 è un titolo un po’ provocatorio. All’inizio, per il romanzo avevo scelto un titolo molto più poetico, soltanto: Indietro non si può, e un sottotitolo che giocava su un doppio senso: La scomparsa delle relazioni pericolose. Infatti nel libro viene rubata una preziosa edizione del 1782 de Le relazioni pericolose di Choderlos De Laclos ma allo stesso tempo il mio protagonista è un uomo di mezza età che ha raggiunto un suo precario equilibrio nel rifiuto di ogni ulteriore coinvolgimento sentimentale e desidera solo “la scomparsa delle relazioni pericolose” dalla sua vita.
SESSO MOTORE è molto meno lirico, lo ammetto, ma volevo che il romanzo e il saggio condividessero parte del titolo perché sono due modi di declinare le medesime argomentazioni. Chiaramente, nel romanzo certe affermazioni risultano un po’ apodittiche, non spiegate a sufficienza. Non potevo certo interrompere l’appassionante (spero) scorrere della trama del mio giallo per mostrare tutti i passaggi logici che giustificano le conclusioni alle quali giungono i personaggi. Nel saggio che stai leggendo, invece, ho la possibilità di articolare in modo dettagliato i vari ragionamenti, sperando che scoprire certi meccanismi di funzionamento del nostro mondo risulti affascinante quanto leggere un romanzo.
Malgrado qui abbia modo di esporle chiaramente, so già che molti non condivideranno le mie teorie. In particolare, non ho alcuna possibilità di convincere chi pensa che il sesso sia materia che debba trovare le sue regole nei precetti religiosi.
Pazienza! So bene che quando si parla di sessualità ognuno ha le sue personalissime teorie e regole (di cui spesso neanche lui è ben consapevole). Il mio intento, in realtà, non è quello di convertire gli altri alle mie idee, ma è solo quello di fornire spunti di riflessione a tutti coloro che si fanno domande a buccia di cipolla, a tutti quelli che si chiedono quale sia il motore immobile. .


NOTA 1 – Secondo Aristotele, il motore immobile o primo motore è la causa ultima del divenire dell’Universo. Dato che ogni trasformazione ha una causa, all’origine della catena di cause ed effetti deve esistere una causa priva di causa o causa prima, la fonte originaria del moto priva di moto. http://it.wikipedia.org/wiki/Motore_immobile

NOTA 2 – La parola felicità non è presente nella costituzione italiana. È invece menzionata nella Dichiarazione d’indipendenza americana del 4 luglio 1776 e in alcune altre costituzioni.


Questo articolo fa parte della pubblicazione integrale sul web di Sesso Motore 2: perché si fa poco sesso. Il saggio spiega cosa fa girare il mondo e perché, stranamente, vogliamo essere ricchi e potenti invece che felici. Illustra il contraddittorio rapporto esistente tra il sesso e la nostra società e fornisce risposte ad alcune, legittime, domande:

  • Perché il sesso è così pubblicizzato in questa nostra società e così osteggiato nella sua messa in pratica?
  • Perché ci dedichiamo relativamente poco a un’attività tanto piacevole e che in teoria sarebbe anche priva di costi?
  • Perché nel mondo reale s’incontrano tante difficoltà ad avere piena soddisfazione sessuale?

 

Il saggio viene pubblicato integralmente sul mio sito; qui l’elenco degli altri post sinora pubblicati. Chi volesse leggerlo su un libro cartaceo o su un ebook può trovarlo in tutti i principali store on line o su come comprare i libri di Sergio Calamandrei


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