Toscana ritrovata. Storie, Immagini, Emozioni
Toscana ritrovata Storie, Immagini, Emozioni è una antologia realizzata dal GSF Gruppo Scrittori Firenze e pubblicata da Edizioni Solfanelli. Il progetto, che comprende racconti e immagini, è stato curato da Gabriele Antonacci.

Toscana ritrovata. Storie, Immagini, Emozioni
a cura di Gabriele Antonacci, con prefazione di Pierfrancesco Prosperi
Comitato di redazione: Ada Ascari, Carlo Giannone, Nicoletta Manetti, Andrea Zavagli.
Edizioni Solfanelli, 2026
Pagine: 300
ISBN-978-88-3305-715-6
Un progetto di racconti e immagini
Luoghi abbandonati, scomparsi o custodi di storie dimenticate: il Gruppo Scrittori Firenze propone un viaggio in cui realtà e fantasia conducono il lettore nella Toscana più inattesa, lungo un percorso che attraversa i secoli e giunge fino ai giorni nostri.
Dalle antichissime cave di Sorano alla città perduta di Semifonte, antichi centri e architetture storiche riemergono dalle ombre del tempo. Luoghi di lavoro ormai silenziosi, come le Gualchiere di Remole o le fabbriche della Firenze industriale, tornano a raccontare la fatica e l’ingegno di generazioni. Le mura del Manicomio di Volterra restituiscono storie di sofferenza e isolamento, mentre dimore monumentali come il Castello di Sammezzano o le Cascine Medicee di Tavola svelano personaggi e destini perduti nei meandri della storia e della leggenda. Racconti, fotografie e schede storiche accompagnano il lettore in un itinerario di emozioni e memoria, restituendo voce e vita a una Toscana spesso sconosciuta o dimenticata.
Autori e fotografi
Gli autori sono: Matteo Allulli, Gabriele Antonacci, Donatella Bellucci, Milena Beltrandi, Elisabetta Braschi, Sergio Calamandrei, Renato Campinoti, Simonetta Cartoni, Giovanna Checchi, Luigi De Rosa, Eugenia Di Guglielmo, Eleonora Falchi, Mario Flammia, Daniela Giacchè, Nicoletta Manetti, Raffaele Masiero Salvatori, Carlo Menzinger di Preussenthal, Michela Montagnani, Paolo Orsini, Caterina Perrone, Angela Sarri, Miriam Ticci, Maria Dina Tozzi, Giuseppe Nicola Vallario, Andrea Zavagli, Alessandro Zucca.
I fotografi: Marco Ciutini, Raffaele Masiero Salvatori, Gabriele Antonacci, Sergio Calamandrei, Maria Carchio, Mario Flammia, Tiziana Gambino, Michela Montagnani, Simonetta Cartoni, Paolo Orsini, Matteo Allulli
Il mio racconto: Sabatino e il castello di Sammezzano
Come luogo perduto, e adesso speriamo anche ritrovato, ho scelto il più importante esempio di architettura orientalista in Italia, il favoloso Castello di Sammezzano, visione esotica e quasi eroica realizzata in quarant’anni, a partire del 1843, dal marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona a Leccio, frazione del Comune di Reggello, a circa 30 chilometri da Firenze. Lì il mio personaggio seriale Sabatino Arturi, protagonista di tanti racconti e del romanzo L’oppio di Firenze Capitale, incontrerà il marchese e si perderà nel suo magico castello. Come gli altri racconti dell’antologia, anche questo è seguito da una nota storica e illustrativa. Nel mio caso, essa è stata affidata a una delle persona che più amano Sammezzano, ovvero a Massimo Sottani, presidente del “Comitato F.P.X.A. – Sammezzano” che tanto ha fatto per cercare di sottrarre il castello dalla rovina in cui era caduto. Adesso, l’immobile e il parco sono stati acquisiti da una nuova proprietà che finalmente li sta portando a nuova vita.
Il mio racconto comincia così:
Incipit
In Sammezzano, a trenta chilometri da Firenze, capitale del Regno, 24 giugno 1870, San Giovanni
Quando mi svegliai il leone era ancora lì. E anche il grande pappagallo verde, giallo e blu: il suo verso mi trapanò il cranio costringendomi a richiudere gli occhi. Mi sollevai e lasciai cadere i piedi giù dalla panca, mettendomi seduto. Grande dolore di ossa e testa che girava. Il leone si avvicinò. Avanzava lento, fissandomi. Portai la mano al colletto e lo tirai, rendendo ancora più impresentabili la camicia e il nodo della cravatta. Deglutii. Ora la belva era davvero vicina. Mi ritrassi, d’istinto, proprio mentre la pesante catena del collare si tendeva al massimo, bloccando il leone. Il pappagallo garrì di nuovo. Coprii le orecchie con le mani, serrai gli occhi, strinsi i denti. Ora mi dovevo alzare, stando bene attento a non barcollare, finendo, magari, tra le fauci del felino. Le pareti della stanza non aiutavano la mia concentrazione: un caleidoscopio di piastrelle, mosaici, intarsi, fregi, gigli e stemmi dai mille colori, accesi e vivi, illuminati dal serpeggiare della luce del sole che ormai doveva essere già alto. L’Oriente era precipitato qui, in Toscana, a Leccio, a pochi chilometri da Firenze, capitale del Regno.

Mi alzai, reprimendo la voglia di vomitare. A parte il pappagallo, che continuava ad agitarsi nella sua voliera, non si sentiva alcun rumore provenire dalle altre sale del grande palazzo. Il mio piano pareva procedere per il meglio. Mi rassettai la giacca e misi sul capo la mezzatuba.

Salutando il leone, mi inoltrai nella stanza adiacente. Il palazzo, ristrutturazione di una vecchia cascina e fortezza medievale dove si diceva avesse dormito Carlomagno, era molto grande e comprendeva decine di sale, quadrate, circolari, ottagonali, collegate ognuna con diverse altre: facilissimo perdersi in quel labirinto multicolore, storditi dalle colonnine, dagli stucchi, dai variopinti soffitti, dalle volte intarsiate. Fra le decorazioni in stile moresco o indiano si celavano scritte, spesso dal significato chiaro, talvolta enigmatiche. Quella che troneggiava ai lati della porta del salone d’ingresso, dove giunsi col passo incerto, riportava: “Non plus ultra”. Meglio di questo non c’è niente. In effetti: l’ampio salone s’innalzava in una fantasmagoria di linee e colori fino al secondo piano, da dove ci si poteva affacciare grazie a un ballatoio. Quest’ultimo era sormontato da una selva di colonne che sorreggevano un soffitto a cassettoni con decorazioni sul bianco, il rosso, l’azzurro, illuminate, con decine di gradazioni, dalla luce che entrava da grandi vetrate multicolori. Carezzai con la mano la parete di piastrelle per avere conferma che fosse reale. Era fresca. Inspirando, percepivo ancora traccia dell’aroma di agrumi proveniente dai diffusori, che mentre dormivo erano stati rimossi. Ricordai due iscrizioni che avevo letto il giorno prima: “Todos contra nos – Nos contra todos” e“Frangar non flectar”, Mi spezzo ma non mi piego. Il mio sguardo corse a un’altra stanza, ancora in costruzione. Quest’opera infinita, che drenava le energie e le ricchezze del suo autore ormai da più di ventisette anni, era il grido lanciato contro il mondo dal marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, erede delle immense fortune delle famiglie degli Ximenes e dei Panciatichi; uomo geniale, eclettico e, temo, infelice.
Le prime presentazioni
- 10 giugno 2026, ore 16,30 – Prima presentazione ufficiale a Palazzo Medici Riccardi (Firenze)
- 9 luglio 2026 – Presentazione al Giardino delle rose (Firenze)
- 21 agosto 2026 – Presentazione alla Consuma
- 11 settembre 2026 – Presentazione all’Isolotto (Firenze)
Recensioni
Carlo Menzinger di Preussenthal : recensione sul suo sito personale;
