Il sesso come piace agli uomini, e perché esiste la ritrosia femminile – #SM2 post n. 13

Questo articolo fa parte della pubblicazione integrale sul web di Sesso Motore 2: perché si fa poco sesso. Il saggio che spiega cosa fa girare il mondo e perché vogliamo essere ricchi e potenti invece che felici.


Il sesso come piacerebbe agli uomini

Abbiamo sinora visto perché il sesso è così importante per i maschi e che essi quando devono scegliere la partner danno grande rilevanza al suo aspetto fisico, che è un indicatore del valore riproduttivo immediatamente osservabile. L’aspetto viene considerato in particolar modo quando un maschio pensa a una relazione di breve durata dato che, per dirla in modo brutale, in tal caso per il raccoglitore-cacciatore che alberga nella mente maschile la cosa importante è che la donna abbia una buona fertilità e rimanga subito incinta (si cresca poi lei per conto suo il cucciolo che se sopravvive, bene, tutti geni sparsi per il mondo in più, altrimenti pazienza). Se il maschio cerca invece una relazione di lunga durata, la bellezza della partner rimane un criterio di valutazione importante ma è affiancato da tanti altri.
Delle qualità che le donne cercano nei partner parleremo più avanti; per loro l’aspetto è meno significativo (anche se nel caso di relazioni a breve ha una buona rilevanza) e quindi alle femmine occorre più tempo per valutare se un uomo possieda le meno evidenti caratteristiche che loro van cercando, non basta guardarlo una volta.
Il fatto che alle donne occorrano tempi lunghi per valutare se un uomo possa essere un buon partner e l’alto rischio che la femmina corre se fa l’amore con il maschio sbagliato e resta incinta, sono due elementi che concorrono a creare quel perenne contrasto tra i sessi sul modo di vivere i rapporti.
I maschi, infatti, vorrebbero far sempre l’amore, desidererebbero che l’approccio al sesso fosse più agile, sportivo e non si capacitano del perché le donne la facciano così complicata. In realtà è tutta la storia evolutiva della nostra specie che ha inculcato nelle femmine una certa avversione verso il sesso facile. La donna, come vedremo in seguito, può trarre vantaggi dall’avere rapporti occasionali o di breve durata, ma il rischio che lei corre (rimanere incinta e dover crescere un figlio da sola, che un tempo aveva scarsissime probabilità di sopravvivenza) la rendono molto più ritrosa a percorrere questa strada. Al giorno d’oggi anticoncezionali e aborto hanno diminuito molto la probabilità di incorrere in nascite di figli non voluti ma i meccanismi mentali delle donne sono ancora tarati sulle possibilità di rischio che esistevano nel Pleistocene (NOTA 24).
Dal punto di vista evolutivo sinora esaminato, la ritrosia sessuale femminile avrebbe necessità di esistere solo all’inizio di una relazione di lunga durata. Poi, una volta che una relazione si è consolidata, dovrebbe scomparire perché se il partner è quello giusto non ci sarebbe più motivo per non accoppiarsi con lui, anzi, più figli vengono e meglio è. In realtà, come ben sanno diversi mariti, le cose non vanno proprio così. Gli uomini hanno l’ipotalamo, l’area del cervello dove gli ormoni generano il desiderio sessuale, più sviluppato di quello delle donne, e posseggono una quantità di testosterone 10-20 volte più alta di quella femminile. Ciò spiega perché il maschio, finalizzato a inseminare il più possibile, può far sesso quasi in ogni momento e in ogni luogo (NOTA 25). Le donne sono fisiologicamente diverse e quindi hanno un differente approccio al sesso. È stata la selezione naturale a far sopravvivere solo le donne con livelli di testosterone più bassi e con ipotalami più piccoli che, aiutate da queste caratteristiche fisiche, avessero sviluppato degli adattamenti psicologici che le portavano a non concedersi facilmente. Le altre, quelle che erano attratte dal sesso quanto i maschi, si sono estinte centinaia di migliaia di anni fa, schiantate dai parti a ripetizione e dal fardello di figli che non riuscivano a far sopravvivere. Presumibilmente questo tipo di selezione ha favorito non solo il genere femminile ma la specie umana in generale. Ho già accennato al fatto che, alla lunga, anche per l’uomo la strategia più efficace non è fare più figli possibile ma farne un numero limitato che abbiano però alte possibilità di sopravvivere. O, almeno, questa è la strategia più efficace per un popolo cacciatore-raccoglitore che viva in un mondo con risorse davvero scarse. I raccoglitori erano nomadi e non possedevano bestie da soma che aiutassero le madri a trasportare i piccoli, i quali rimangono non autosufficienti per molti anni. Con questo stile di vita è difficile che una donna possa portarsi dietro e badare a più di due figli contemporaneamente e infatti tra le popolazioni di cacciatori-raccoglitori ancora esistenti le madri cercano di limitare al massimo le nascite (NOTA 26). La situazione è cambiata negli ultimi 10.000 anni con gli insediamenti stabili e l’avvento dell’agricoltura. Nel nuovo contesto, più ricco di risorse, un elevato numero di figli aumenta la forza lavoro attiva nei campi e incrementa il numero di possibili difensori della proprietà privata. Però diecimila anni sono pochissimi per l’evoluzione naturale e ancora il cervello delle donne non si è reso conto che i tempi sono cambiati. Dal punto di vista mentale magari qualche modifica negli adattamenti sarà avvenuta, ma in fondo per quel che riguarda il sesso le femmine sono ancora delle nomadi.
Comunque la si voglia vedere, resta il fatto che le differenze fisiologiche e i diversi adattamenti psicologici ereditati dalla nostra storia creano quotidiani conflitti tra uomini e donne sulle possibilità e i tempi dei rapporti sessuali (NOTA 27).
Talvolta si dice che i film porno non hanno trama: un uomo e una donna si incontrano e dopo un minuto, senza particolari motivazioni, sono già a fare sesso. In realtà non è che quei film non abbiano trama: essi hanno la trama ideale che desidererebbero i maschi.


Il conflitto sull’accesso al sesso non è una questione che si pone solo nel campo degli incontri occasionali. Problemi si hanno anche nell’ambito delle relazioni consolidate. Molti uomini sono consapevoli del fatto che le partner hanno bisogno di un approccio graduale all’incontro intimo, ma anche ai maschi più comprensivi talvolta piacerebbe che, oltre ai momenti di sesso che richiedono tutta una legittima ma lunga procedura di avvicinamento, tipo cenetta romantica, film lacrimoso, paroline dolci, luce di candele, eccetera, esistessero momenti in cui il sesso viene fatto semplicemente come se fosse un’attività divertente, un gioco. Non dico: una partita di tennis, ma quasi. Invece pare che per alcune donne il fatto che il sesso possa essere anche soltanto una cosa piacevole e divertente non passi mai per la testa. Quell’atto deve essere sempre carico di pesantissimi significati, mai leggero. È un vero peccato perché il sesso, quando fatto senza secondi fini, sarebbe un’ottima attività autofinalizzata e noi, per scaricare la tensione esistente nelle nostre vite, abbiamo un grande bisogno di questo tipo di attività. Un’attività autofinalizzata è un’attività che contiene in sé i propri scopi e le proprie regole. E che, di conseguenza, non richiede al cervello di affannarsi per decidere in ogni momento cosa si vuol fare della propria vita, perché il tuo obiettivo in quell’istante è uno, è chiaro ed è preciso. Se gioco a scacchi so che devo fare scacco matto e non ho nient’altro a cui dover pensare. Se gioco una partita di calcio, nel tempo in cui gioco non mi pongo problemi esistenziali, devo soltanto segnare più goal dei miei avversari. Noi abbiamo una disperata necessità di scopi immediati che ci distolgano dalle nostre preoccupazioni o dal vuoto derivante dalla mancata individuazione di quelle che sono le finalità fondamentali della nostra vita. Mi pare che gli uomini sentano molto più delle donne il bisogno di impegnarsi in attività autofinalizzate e questo spiegherebbe il fatto che i maschi sono maggiormente appassionati per le attività sportive e per i giochi e continuano spesso a coltivare attività ludiche anche dopo essere cresciuti, talvolta osservati con sguardi di compatimento dalle loro compagne.


NOTA 24 – Non occorreva la scienza per giungere alla conclusione che l’intervallo di tempo dopo il quale una persona è disponibile a fare sesso con un partner attraente di nuova conoscenza è mediamente superiore nelle donne rispetto agli uomini. Nondimeno sono state effettuate ricerche che hanno confermato ciò, vedi Buss PE pag. 126. Premesso che un “bias” è un errore sistematico di valutazione che falsa sempre nello stesso senso l’esito dell’esame di dati oggettivi, segnalo che degli studi (Haselton e Buss, 2000) hanno ipotizzato che la mente femminile abbia sviluppato un bias percettivo che induce la donna a valutare meno del reale la propensione dell’uomo a impegnarsi nella relazione con lei (bias dello scetticismo sull’impegno). Le donne, quindi, tendono a sottovalutare, rispetto a una valutazione obiettiva fatta da terzi estranei, la rilevanza dei gesti (dichiarazioni di amore, regali, attenzioni e impegno di risorse) con cui un maschio esprime l’intenzione di impegnarsi con lei. Questo errore sistematico allunga i tempi del corteggiamento e permette alle donne di conoscere meglio il futuro partner. Riduce inoltre in parte il rischio di cadere vittime delle strategie ingannatorie con cui alcuni maschi, interessati in realtà solo ad avere relazioni di breve durata, simulano l’intenzione di impegnarsi. Da parte sua, l’uomo ha sviluppato un bias di sovrapercezione di interesse sessuale che lo porta a interpretare tutta una serie di innocenti gesti o comportamenti di donne (sorridere, toccare inavvertitamente, guardare) come segnali che la femmina abbia un interesse sessuale per lui. Tale bias percettivo è particolarmente elevato negli uomini che ritengono di avere un elevato valore come partner e in quelli che perseguono preferibilmente strategie riproduttive a breve termine. Questo adattamento ha una utilità evolutiva perché induce gli uomini a provarci con una anche quando non ci sarebbe nessun elemento oggettivo che possa giustificare un tentativo. Ma statisticamente, per la legge dei grandi numeri, l’aumento di tentativi porta a un incremento dei risultati positivi e quindi del successo riproduttivo di quelli che ci provano sempre. Vedi Buss PE pag. 244.

NOTA 25 – Allan e Barbara Pease, Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere, quarta edizione BURbig giugno 2010, pag. 178.

NOTA 26 – Vedi su queste problematiche Tattersall pagg. 184-185, dove, tra l’altro, l’autore segnala che le San del deserto della Namibia continuano ad allattare i piccoli fino a quattro anni inibendo così le ovulazioni per tutto questo lungo periodo.

NOTA 27 – Ciò è noto a tutti. Per chi ne voglia comunque un riscontro scientifico e sperimentale, segnalo Buss PE pag. 241 dove si parla del conflitto sull’accesso sessuale, degli inganni sull’impegno, del bias maschile di sovrapercezione dell’interesse sessuale femminile, del bias femminile di scetticismo sull’impegno maschile, della ritrosia sessuale, dell’aggressività sessuale e delle difese corrispondenti.


Questo articolo fa parte della pubblicazione integrale sul web di Sesso Motore 2: perché si fa poco sesso. Il saggio spiega cosa fa girare il mondo e perché, stranamente, vogliamo essere ricchi e potenti invece che felici. Illustra il contraddittorio rapporto esistente tra il sesso e la nostra società e fornisce risposte ad alcune, legittime, domande:

  • Perché il sesso è così pubblicizzato in questa nostra società e così osteggiato nella sua messa in pratica?
  • Perché ci dedichiamo relativamente poco a un’attività tanto piacevole e che in teoria sarebbe anche priva di costi?
  • Perché nel mondo reale s’incontrano tante difficoltà ad avere piena soddisfazione sessuale?

Il saggio viene pubblicato integralmente sul mio sito; qui l’elenco degli altri post sinora pubblicati. Chi volesse leggerlo su un libro cartaceo o su un ebook può trovarlo in tutti i principali store on line o su come comprare i libri di Sergio Calamandrei


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