Nero Urlante – 5 ottobre Caffè Letterario Niccolini Firenze

Nero Urlante, antologia sulle paure e fobie comprendente il mio Mi vogliono uccidere, sarà presentata per la prima volta giovedì 5 ottobre al Caffè Letterario del Teatro Niccolini.

Giovedì 5 ottobre 2017
Firenze, Via Ricasoli 3
Caffè Letterario Niccolini
Ore 18.00

N I C C O L I T U D I N I
Le presentazioni che non annoiano
(e durano poco)

La Libreria-Caffè del Teatro Niccolini presenta

NERO URLANTE
11 scritti di paura
(Pagliai, 2017)

Il curatore dell’antologia Andrea Gamannossi e gli autori dei racconti dialogheranno col pubblico e con l’editore Antonio Pagliai

Nero urlante
11 scritti di paura

a cura di Andrea Gamannossi

Mauro Pagliai, 2017
Pagine: 160
Caratteristiche: br., 12×17
ISBN: 9788856403626

Collana: Giallo & Nero Tascabili / I colori del brivido, 1

Gli autori di NERO URLANTE

Sergio Calamandrei / Vario Cambi / Bernardo Fallani / Davide Gadda / Andrea Gamannossi / Simone Innocenti / Arianna Niccolai / Paolo Piani / Paolo Romboni / Stefano Rossi / Mirko Tondi 

Bernardo Fallani, Stefano Rossi, Andrea Gamannossi, Paolo Piani, Mirko Rossi

Con Andrea Gamannossi e molti di questi autori (raffigurati nella foto in alto) ho già collaborato nelle antologie Nelle fauci del mostro  e Firenze in giallo.

La quarta di copertina

Howard Phillips Lovecraft scriveva che la paura è il sentimento più antico dell’animo umano. E la paura ha molte forme, come mostrano questi undici racconti firmati da altrettanti collaudati scrittori di thriller, uniti da una missione comune: metterci di fronte a ciò che temiamo di più. Col rischio di farci perdere il sonno, ma anche di scoprire qualcosa nel profondo del nostro animo che prima ci era sconosciuto. E che potrebbe non piacerci…

Il mio racconto MI VOGLIONO UCCIDERE

Il mio racconto, come chiaramente espresso nel titolo, ci racconta, attraverso gli occhi di un ragazzino, la storia di un uomo che ha perso tutto e vive nel terrore di essere ucciso. Paiono essere solo sue fobie da alcolizzato, ma, alla fine, egli davvero muore, in modo raccapricciante.


Incipit

– Mi vogliono uccidere – fu la prima frase che Sandro mi disse. La ripeteva spesso. Talvolta la pronunciava con freddezza, come stato di fatto ormai acquisito, altre volte, invece, la voce gli tremava, si prendeva il viso tra le mani e aggiungeva: – Non ne posso più, voglio morire.

Allora ero un ragazzino, avevo dodici anni, e credevo che i grandi non si inventassero le cose, pensavo che quello che raccontavano di sé e della propria vita fosse sempre vero.

Adesso che sono adulto, ora che è passato tanto tempo, mi rendo conto che anche i grandi talvolta vivono in mondi tutti loro, dove quello che è reale e ciò che è immaginario, suggestione o fobia, si mescolano indissolubilmente e ingarbugliano e falsano i ricordi. Allora, questo non lo avevo ancora capito, quindi avevo creduto a tutto quello che Sandro mi aveva detto di sé. Già quando mi interrogarono i carabinieri, iniziai ad avere qualche dubbio, ma solo anni dopo, rileggendo i giornali dove veniva ricostruita la vita di Sandro, e la sua morte atroce, ho capito che forse quello che lui mi aveva raccontato non era tutto vero, che alcune delle sue paure, magari, non erano fondate, e che tanti pericoli forse se li era solo immaginati. Ma il pubblico ministero non è riuscito a venire a capo di nulla, il caso di Sandro è stato da tempo archiviato e io non saprò mai come stessero esattamente le cose.

– Mi vogliono uccidere – aveva risposto la prima sera che l’avevo incontrato. Gli avevo domandato come mai si fosse fermato in quel bosco vicino a casa mia, con il suo vecchio fuoristrada dalla carrozzeria tutta ammaccata. Dentro aveva dei vestiti, appesi con grucce di plastica accanto ai finestrini posteriori, e due valigie con la sua roba. La vettura era zeppa di sacchetti, giornali, scatole. E tante bottiglie vuote e piene, di acqua e di un whisky di una marca sconosciuta, che dopo di allora non mi è capitato mai più di rivedere.

– Dormi in macchina, allora? – Non mi pareva una brutta idea, se lo stavano cercando. A quel tempo, facevo la prima media e abitavo con i miei in una casetta dispersa tra i boschi che ricoprono le colline attorno alla città.  Non m’impauriva quell’uomo, aveva gli occhi buoni.

 

Salva

Salva

Salva

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *