SOTTO TERRA          mappa del sito

                                      

 

"Chi non ha memoria del passato non può vivere il presente né costruire il suo futuro.

Pertanto Vi ricorderò chi siete e le imprese sinora da Voi compiute. Una volta esaurito questo mio primo compito, lascerò la Vostra vita nelle Vostre mani."

 

"In realtà sono le Tue forti mani che conducono le nostre vite," replicò una voce fiera.

 

"Chi può affermare di avere il pieno controllo del proprio Destino? Nessuno può farlo senza bestemmiare il Caso o gli Dei. Non esistendo la piena Libertà è dunque opportuno che io Vi conduca. Non temete comunque; l'Uomo forte e prudente riesce sempre ad imbrigliare l'avversa Sorte. Non Vi sarà negata la possibilità di aver Successo; sappiate però che se non riuscirete sarà la Morte."

 

"Ogni Uomo è destinato a morire, Maestro. Ricordaci chi siamo. Le nostre spade fremono impazienti."

 

"Siete tre avventurieri, soldati di ventura.

Il primo di voi è Bramante, cadetto di una nobile famiglia costretto ad andare ramingo per le Terre Conosciute dopo aver rifiutato di tradire il proprio Duca, come invece fece tutta la tua infida famiglia. Il tuo Sovrano, consegnato ai suoi nemici, venne presto impiccato ed i tuoi parenti Ti cercano ancora, dopo tanti anni, per poterti squartare, come hanno promesso al nuovo Duca. Sei un robusto guerriero, con un'armatura di maglia d'acciaio ed uno scudo decorato con il falcone, emblema della tua casata, capovolto e piangente. Abitualmente combatti con una mazza ferrata ma nei momenti cruciali getti lo scudo ed estrai Silvestre, lo spadone a due mani che Kelmer il Mago ti ha incantato quel giorno in cui gli salvasti la vita. Tutti ti invidiano quella magica spada: Silvestre geme ogni volta che un arciere ti prende di mira. Non ricordi ormai neanche più quanti vili agguati ed imboscate ha sventato la tua arma incantata.

Il secondo di voi è Orio, il Nano Taciturno. Come tutti i Nani, parli poco di te ed il tuo passato è avvolto in una nebbia misteriosa. Odi i Goblin, è certo, ma questo nulla di te ci dice dato che quest'odio è comune a tutti i Nani. Ami bere vino e birra. Da ubriaco combatti con grande furore, solo che è difficile fermarti una volta che il combattimento è terminato. Non ti fidi molto degli Umani, credi solo nella tua Scure di Guerra. Spesso ti mandano in testa al Gruppo dato che sei molto abile nello scoprire trappole e passaggi segreti. Ti lamenti di questo e sei sempre a richiedere compensi supplementari per i rischi che corri. Se te li rifiutano, mostri la cicatrice che ti corre lungo il volto, perenne ricordo di una trappola goblin. Una volta un Marchese che ti aveva assoldato, esasperato dalla tue continue richieste, minacciò di farti mangiare dai suoi cani se tu avessi insistito ancora nei mercanteggiamenti. Morì impalato ed affogato, cadendo dentro una botola profonda venti metri messa dagli Gnomi per proteggere una loro caverna che stavate saccheggiando. <E' l'unica trappola che in tutta la mia carriera non sono riuscito a sventare> ti giustificasti. Per fortuna il Marchese non era molto amato e quindi tutti concordarono che le trappole degli Gnomi sono le più difficili da scoprire. Adesso i tuoi padroni non ti minacciano più.

Il terzo di voi è Fasil, un giovane Elfo. Sei sempre sorridente, anche se del sorriso aguzzo degli Elfi non ci si può mai fidare. Alto e magro, come tutti quelli della tua specie, sei veloce nel combattere di spada ed agile ad arrampicarti sugli alberi. Quando trascorrete la notte in una foresta sei solito scalare una quercia e dormire al sicuro tra i suoi rami. Non ti separi mai dal tuo Libro degli Incantesimi. Ogni mattina ti svegli un'ora prima degli altri ed impari a memoria due magie. Col Sonno sei in grado di far cadere addormentato un nemico, con la Levitazione puoi sollevare oggetti e, di qualche metro, te stesso.

Adesso ricordate dove la Vostra storia vi ha sinora condotto. Siete in una stanza dei sotterranei del Castello in rovina di Dol Dolgur, state cercando di recuperare un anello incantato che un potente mago vi pagherà diecimila pezzi d'oro. Orio ha una leggera ferita al fianco sinistro ed inizia a sentirsi stanco. L'ora di pranzo è passata da tempo ma non avete sinora avuto mai modo di fermarvi. La stanza ha due entrate che si fronteggiano l'una all'altra. Per terra ristagna acqua che vi arriva sino a metà del polpaccio. Ditemi come siete disposti."

 

"Io, Fasil l'Elfo, mi metto a lato dell'apertura dalla quale siamo appena entrati nella stanza e scruto verso il corridoio, per vedere se qualcuno ci sta seguendo. Imbraccio il mio arco con una freccia incoccata."

 

"Io, Bramante il Guerriero, mi avvicino rapidamente all'altra porta e mi accosto alla parete a lato del varco, ascoltando se sento dei rumori. In mano ho la spada e lo scudo."

 

"Io, Osio il Nano, studio con attenzione la stanza per vedere se trovo qualcosa di interessate. Mi muovo lentamente. In mano ho la scure da guerra e lo scudo."

 

"Non può essere. Nessuno di voi ha in mano una torcia. I sotterranei non sono illuminati. Sareste al buio. Ricordate chi aveva portato sinora la torcia?"

 

"L'avevo io, il Nano. Diciamo che ora potrei averla appoggiata per terra per liberare una mano e tenere lo scudo."

 

"Per terra ci sono quaranta centimetri di acqua."

 

"Allora, va bene; la tengo in mano e rinuncio allo scudo. Cosa vedo nella stanza?"

 

"Purtroppo, poco. Dopo circa dieci secondi che siete entrati, una strana ed irreale ventata spenge innaturalmente la vostra torcia. Rimanete al buio."

 

"E allora sei un bastardo! Prima mi fai rinunciare allo scudo per tenere la torcia e poi me la spengi!"

 

"Silenzio! Oltre ad imprecare per qualche secondo, cosa fate?"

 

"Cosa facciamo?"

 

"Io impreco un'altra volta, usando le peggiori espressioni naniche che conosco."

 

"Ho l'impressione che questo vento strano abbia un'origine magica."

 

"Quale incantesimo potrebbe essere? Di che livello?"

 

"Silenzio... Senza commenti, ditemi entro dieci secondi cosa fate esattamente. Se no, considererò che non facciate niente."

 

"Io, il Guerriero, con un gesto indico agli altri di stare zitti ed ascolto."

 

"Non puoi fare segni al buio."

 

"Allora dico, zitti, ed ascolto."

 

"Io, l'Elfo, ascolto."

 

"Io continuo a moccolare tra me in nanico e cerco di rimettermi lo scudo."

 

"Cosa sentiamo?" chiese Michele.

 

"L'elfo ed il guerriero tirino un dado a venti facce," rispose Sergio. "Avete una penalizzazione di due perché il nano continua a fare casino"

 

Michele e Eugenio lanciarono il dado. Erano seduti attorno ad un tavolo in casa di Sergio.

 

"Dodici" disse il Guerriero Michele.

 

"Uno" fece l'Elfo Eugenio.

 

"Uno meno due di penalità farebbe meno uno," osservò il Dungeon Master Sergio, che conduceva il gioco.

 

"Ad occhio e croce, con questo tiro di dado ti dovrebbe essere scoppiato un timpano per lo sforzo di ascoltare," ridacchiò il Nano Leonardo.

 

"Insomma, abbiamo sentito qualcosa?"

 

"Sì, il Guerriero è riuscito a sentire," rispose Sergio. Diede un occhiata agli appunti che teneva di fronte a se, nascosti alla vista degli altri da un coperchio di scatola. I tre giocatori attendevano in silenzio. Dopo aver passato alcuni secondi a fingere di consultare i suoi fogli, quando ritenne che fosse il momento, Sergio aggiunse: "è un leggero e lontano sciabordio nell'acqua che proviene dal corridoio che ancora dovete esplorare, quello che parte dalla porta dove è appostato il Guerriero Bramante."

 

"Un rumore come di qualcuno che cammina nell'acqua?"

 

"Un rumore come di qualcosa di grosso che si muove nell'acqua, direi."

 

"Maremma bucatola," mormorò Michele, "io faccio silenzio e mi preparo a colpire."

 

"Io mi metto l'arco in spalla ed estraggo la spada," disse l'Elfo Eugenio.

 

"Avrà mica la vista agli infrarossi, quell'aggeggio che sta arrivando?" esclamò il Nano Leonardo. "Io, per essere prudente, indietreggio lentamente verso uno dei bordi della stanza."

 

"Tira un dado da venti, Leonardo," ordinò Sergio.

 

"Perché devo tirare il dado?"

 

"Non fare domande e tira."

 

Il dado rotolò. Otto.

 

"Allora?" chiese Leonardo.

 

"Mi dispiace. L'elfo ed il guerriero improvvisamente sentono nell'oscurità più profonda un tonfo dentro la stanza ed un urlo del nano."

 

"Puttana Eva! Cosa mi è successo?"

 

"Ora te lo spiego. Prima, però, ditemi cosa fanno l'Elfo ed il Guerriero."

 

"Io urlo: Orio, che ti è successo?"

 

"Io resto immobile ed in silenzio," disse l'Elfo Eugenio.

 

"Il solito vigliacco," fece il Nano Leonardo, "… ma nessuno mi viene a dare una mano?"

 

"Non suggerire," lo ammonì Sergio.

 

"Come non suggerire? Il mio Nano Orio, che in otto mesi di gioco sono riuscito a portare al dodicesimo livello, magari sta venendo strangolato da un serpente d'acqua e questi due beccamorti stanno lì fermi immobili senza muovere un dito!"

 

"Ma se non vediamo nulla; cosa vuoi che facciamo?"

 

"Perché qualcuno non accende un'altra torcia?" disse Leonardo.

 

"Non suggerire! Allora, Guerriero e Elfo, cosa fate?"

 

Eugenio scrutò la scheda del suo personaggio. Poi disse: "ehi! Io ho tre torce. Ne accendo una."

 

"Hai l'acciarino?" domandò il Master.

 

Eugenio scosse la testa.

 

"Ce l'ho io un acciarino," disse il Guerriero Michele. "Glielo do e lui accende la torcia."

 

Sergio sorrise. "Non è così semplice… siete ai due capi opposti di una stanza buia. Come fai a darglielo."

 

"E va bene! Prendo questo maledetto acciarino ed inizio a fare scintille e con la loro luce mi avvicino all'elfo e gli accendo la torcia."

 

"Bravo Michele!" disse Leonardo, "e cosa vediamo quando si accende la luce? Sono ancora vivo?"

 

"La torcia torna ad illuminare la stanza. Vedete che il nano, indietreggiando al buio è inciampato in un gradino che stava sommerso nell'acqua torbida ed ora, completamente fradicio ed imprecante sta cercando di rialzarsi…"

 

"Mai visto un Dungeon Master così stronzo."

 

"… ed inoltre, vedete anche che mentre stavate facendo tutto questo casino sono arrivati dal corridoio due orchi con spadoni d'acciaio ed armatura di piastre che vi balzano addosso…"

 

"Alla stronzaggine non c'è mai fine."

 

"… vi ricordo, inoltre, che il Nano è seduto nell'acqua, l'Elfo ha in mano una torcia ed una spada, senza scudo, mentre il Guerriero impugna un acciarino ed uno scudo. Diciamo che questo gli comporta l'impossibilità di colpire per almeno quattro fasi di combattimento ed un malus sulla difesa di quattro…Allora, il primo orco attacca l'Elfo, l'altro Bramante. Per ora Orio è ancora a terra. Tirate il dado."

 

Il Nano, l'Elfo e il Guerriero però sono tipi tosti. Pochi lanci di dado bastarono a ridurre i due orchi ad un ammasso di carne sanguinante. Verde scura.

 


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