Il
divano-letto
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Come è noto, l’invenzione di questo indispensabile mobile è da attribuirsi al mobiliere francese Jean Tapisserie che nei turbolenti "anni del terrore" successivi alla rivoluzione francese concepì quella che doveva essere la più grande invenzione della sua vita (anche se successivamente Jean inventò un geniale, ma poco pratico, fodero per bretelle che gli procurò molti elogi da parte di Robespierre).
La prima scintilla si accese nel cervello di Jean all’età di sedici anni quando il giovane (che subiva un penoso complesso di inferiorità a causa del fatto che sia nel suo nome sia nel suo cognome ci fosse un numero preciso di consolanti che impediva la costituzione di una maggioranza relativa delle vocali) scappò di casa e dovette passare la notte su un tavolo da biliardo perché tutte le camere dell’albergo erano esaurite. Ben presto il giovane Jean si accorse che questa non era una situazione soddisfacente, soprattutto perché non riusciva a rimboccarsi le coperte. Pensò che, se non si poteva trasformare un biliardo in letto, si poteva trasformare un letto in un biliardo. Quindi ritornò a casa dalla quale fu subito scacciato perché aveva tentato di bucare gli angoli del letto matrimoniale dei suoi.
All’età di ventiquattro anni Tapisserie ci riprovò ancora con l’armadio-letto che però non raccolse troppi consensi in quanto ricordava troppo i "colombari" di un obitorio. Per questo Murat diede ordine ai suoi seguaci di pulirsi gli stivali sullo stuoino di Tapisserie che ne rimase turbato a tal punto che da allora dovette lavarsi i denti ogni volta che vedeva un sanculotto.
Lo sfortunato Tapisserie, benché confinato sulla torre Eiffel da Danton per aver affermato che "forse la ghigliottina e un po' pericolosa", continuò a sfornare nuove invenzioni: la tavola-letto, la sedia a dondolo-letto (duramente contestata dai montagnardi perché impediva una presa di posizione stabile), la carriola-letto (che a causa della sua rapidità di movimenti e delle sue ridotte dimensioni interessò molto un certo Napoleone), la poltrona letto ed infine, dopo anni di tentativi, il primo divano-letto che Jean battezzò "Igor" in onore della sua diletta mogliettina.
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