Come
sarebbe bello
del sito
Un’intuizione, un ripassarsela continuamente
variandola e mantenendola intatta con la paura matta di perderla e lasciarsela
sfuggire e ripiombare nel caos primigenio che regna nel fondo del nostro animo,
della nostra mente dove neuroni e sinapsi si sono uniti in quel momento fuggente
in una combinazione irripetibile di pensiero, illuminazione quasi identica a
migliaia di altre avute da migliaia di altri uomini, quasi identica eppure
differente in misura infinitesima da tutte a causa di una minima sfumatura che
tua, solo tua e non è mai stata né mai sarà di nessun altro in tutta la Storia
passata e futura, in tutto l’universo. E allora corri, arraffi una penna e, se
sei come me, scrivi. E magari tutto questo per una frase, una frase banalissima,
udita mille volte, ma nella quale tu hai scorto sviluppi inusuali e vertiginosi
ed ora li segui fiducioso e gaio, troppo impegnato per pensare ad altro. E
talvolta ci muori su quella penna e quel foglio che improvvisamente diventa
troppo bianco e vasto e tu comprendi che non lo riempirai tutto; la tua
intuizione sta svanendo e te ne rendi conto ed allora la perdi e imprechi, ma
non serve a niente ed anche se ti concentri è inutile ed ormai lo sai che è
meglio interrompere e pensare ad altre cose e guardare nel quadrante
dell’orologio quanto tempo ti ha rubato la tua anima che ha straboccato dal tuo
cuore e della quale ora sono pregne quelle pagine scarabocchiate in fretta e in
furia. E le guardi e ti rendi conto di aver scritto lunghe paginate o poche
faticose righe, e sei contento di averlo fatto ed un po’ dispiaciuto che sia già
finito, ma il tuo cuore ride se riesce a specchiarsi in quelle frasi buttate giù
di corsa. ed allora esci e cammini tra la gente e ti senti diverso e soddisfatto
e sorridi in maniera strana anche se nessuno ti guarda. Ed allora, improvvisa
come la folgore estiva, l’ispirazione, l'intuizione ritorna e tu sei a mille
miglia dal tuo tavolo e dalla tua penna e ti maledici, ma cerchi di conservarla
e di svilupparla e hai la pena in fondo all’animo perché sai che quasi tutti i
tuoi sublimi pensieri sfuggiranno presto dalla mente e ritorneranno impliciti
come sempre.
Ed allora pensi come sarebbe bello se tu avessi un
registratore capace di incidere i tuoi pensieri a caratteri indelebili come
nelle lapidi di marmo; pensi a quanto sarebbe bello farli riascoltare agli altri
che così ti potrebbero conoscere completamente e scorgere quanto amore e poesia
alberghino in te ed invece ti tocca limitarti a scrivere frasi stentate o versi
tristi o ti tocca dipingere, fotografare, scolpire o dirigere un film. Ti tocca
fare una bella relazione in ufficio o sbrigare al tuo meglio una pratica o
riparare alla perfezione la carrozzeria di quella stupida macchina. E lo fai
perché vuoi esprimere l’amore che c’è in te e la poesia e vuoi mostrarti
agli altri nell’intimo della tua anima, ma non ci riesci e fai del tuo meglio,
ma non ci riesci. E ti rodi pensando a quel registratore che non hai ed a tutto
quello che tu, unico al mondo, intuisci e non puoi dividere con gli altri. E
ritieni che le tue passioni ed i tuoi sentimenti siano i più puri ed i più
intensi e fai stupide fantasticherie e pensi che se mettessero in vendita delle
cassette già registrate per quel magico strumento andrebbero certamente a
cercare te per incidere l’"ironico
autocompiacimento” o che potresti fornire delle splendide interpretazioni
della "disperazione con barlumi di
speranza” o di tanti altri sentimenti che hai analizzato innumerevoli
volte e che ormai conosci come le tue tasche.
Pensi allora che magari anche tu potresti comprarti
una di quelle magiche registrazioni e goderti finalmente un sentimento che mai
hai provato ed unico e raro per il quale tu saresti disposto a dare tutto ed a
lottare contro il mondo intero. Pensi sorridente a come sarebbe bello comprarti
quella cassetta e palpartela felice tra le mani ed andartene a casa, chiamare
tutta la gente che conosci, gli amici, i parenti, anche i nemici, tutti ed
inserire la registrazione nell’apparecchio, mettendo il volume al massimo e
con le finestre aperte in modo che tutto il palazzo, tutto il quartiere, tutto
il mondo ascoltino dal tuo stereo il più bello, più caro, il più completo dei
sentimenti: la "felicità
completa".
Sorridi, ma poi il sorriso svanisce e resti lì
turbato, fermo sul marciapiede, guardando scorrere il traffico. "Ma
dove," ti chiedi e ti viene quasi da piangere "dove
lo troverebbero un uomo che provi questo sentimento per farglielo incidere. In
terra" ti dici riprendendo a camminare "in terra non ne esistono".
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