CHINOTTI
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Forse sto abusando con i chinotti.
Il mondo che mi circonda sta iniziando a dare segni sempre più evidenti di irrealtà.
Ieri sono andato in tribunale. Nel corso di un interrogatorio un testimone è caduto in contraddizione e si è slogato una caviglia.
Poi ha iniziato a suonare la campanella. Suonava il flauto. La campanella, l'ho vista, è una ragazzina un po' ingenua che viene dalla Campania. Suonava la canzone più ascoltata in tribunale: "il cielo in un'istanza".
Due carabinieri stavano conducendo un uomo ammanettato. L'avevano sorpreso in un negozio di abbigliamento a staccare i talloncini dai vestiti. Se li metteva in tasca urlando "L'ho preso! L'ho preso!" Diceva di essere un cacciatore di taglie.
Uno dei carabinieri mi riferì che il condannato alla decapitazione aveva perso la testa e che il suo comandante era molto deluso dal vivandiere, che si era fatto prendere alla sprovvista.
Udii un cancelliere dire ad un avvocato che secondo le sue ricerche il nome femminile più diffuso era Prole. Quasi tutti gli uomini, infatti, erano sposati con Prole.
Un altro avvocato mi si avvicinò e mi spiegò che un suo cugino, che conoscevo, aveva preso i voti. Mi stupii che fosse divenuto prete. Infatti, mi chiarì il mio interlocutore, con i voti era diventato sindaco, non prete.
Uscii dal tribunale. Fuori manifestavano dei razzisti. Un po' incoerentemente, andavano in fila indiana.
Giunsi all'ufficio postale. Mentre un addetto mi stava spiegando che il postulato è uno dei lati di una lettera e la supposta è quel timbro che l'Amministrazione postale appone sulla corrispondenza, il telegrafista lanciò un urlo. Si guardava incredulo il dito insanguinato. L'alfabeto morse.
Le cose comunque erano confuse. Il lampadario non riusciva a chiarire la situazione. L'Arno era in secca. Sarebbe morto presto. Lo stava dicendo l'acquedotto che, scoprii allora, è un sapiente delle acque.
Sarà bene che mi faccia un altro chinotto.
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