Cosa è la bellezza femminile: quando una donna è bella – #SM2 post n. 11

Questo articolo fa parte della pubblicazione integrale sul web di Sesso Motore 2: perché si fa poco sesso. Il saggio che spiega cosa fa girare il mondo e perché vogliamo essere ricchi e potenti invece che felici.


Dunque, supponendo che un maschio abbia abbastanza cibo in pancia per sopravvivere, è abbastanza semplice capire quale altra sua esigenza primaria egli cercherà di soddisfare: vorrà accoppiarsi.
Anche se magari è travolto da mille altre cose e razionalmente non ci penserà neanche un attimo nel corso della giornata, per istinto, soprattutto se non è anziano ed è ben fornito di testosterone, l’uomo vorrà fare all’amore.
Più specificatamente, dispiace precisarlo, vorrà fare l’amore in preferenza con una donna giovane.
Per essere ancora più esatti, potendo scegliere, vorrà fare l’amore con una donna giovane e bella.
Che gli uomini siano attratti da ragazze giovani e belle non è dovuto al fatto che essi siano dotati di un particolare senso estetico o che aspirino a godere del contatto rivitalizzante con la gioventù ma è una semplice preferenza biologica funzionale al mantenimento della specie.
La gioventù della partner implica una maggiore possibilità che lei porti in fondo con successo una gravidanza, e questo è abbastanza evidente.
Ma anche la bellezza della donna è indice di buona capacità riproduttiva.
Infatti non è che i canoni della bellezza li abbiano stabiliti un bel giorno un gruppo di scultori e pittori sulla base del loro preferenze estetiche astratte. Ognuno degli elementi che fanno considerare bella una donna è, in realtà, un segnale di buona fertilità (NOTA 13).
I nostri progenitori maschi, per avere successo riproduttivo, dovevano accoppiarsi con femmine che fossero effettivamente in grado di dar loro dei figli. Mentre le femmine di altre specie segnalano in modo chiaro con dei mutamenti fisici il momento in cui producono l’ovulo, la femmina umana ha un’ovulazione relativamente nascosta. I maschi ancestrali non potevano quindi vedere quali femmine avevano al momento dell’incontro effettive ovulazioni e hanno dovuto risolvere il loro problema evolutivo sviluppando un adattamento che li portava inconsapevolmente a individuare le femmine che in potenza avevano un maggiore valore riproduttivo rispetto ad altre. In altri termini: se devo andare a caso, è bene che mi scelga la partner che ha maggiori probabilità di rimanere incinta e di portare in fondo la gravidanza. La mente maschile, attraverso adattamenti premiati dalla selezione naturale e sessuale, si è quindi strutturata per apprezzare una serie di caratteristiche delle donne che, in tutte le culture, vengono considerate “belle” ma che in realtà sono semplicemente segnali indiretti di un alto valore riproduttivo. Secondo Buss: “La logica evoluzionistica porta a ipotizzare la presenza di canoni universali di bellezza diffusi all’interno della nostra specie. Nel caso dei paesaggi gradevoli che ci attraggono ci sono delle caratteristiche ricorrenti come la presenza di acqua, cacciagione e rifugi, un riflesso degli habitat della savana dei nostri antenati (Orians e Heerwagen, 1992); allo stesso modo gli standard di bellezza femminile comprendono gli indici del valore riproduttivo di una donna. La bellezza in realtà risiede negli adattamenti di chi guarda (Symons, 1995)” (NOTA 14).
Dato che la giovinezza e l’essere sana sono elementi che contribuiscono moltissimo ad alzare il valore riproduttivo di una donna, gli uomini considerano attraenti tutte le caratteristiche correlate alla giovane età e alla salute (NOTA 15).
Ricerche hanno dimostrato che i tratti costitutivi della bellezza sono universali e non legati alla cultura e all’etnia. I canoni della bellezza, inoltre, vengono riconosciuti dai bambini dai due o tre mesi in poi, ulteriore dimostrazione che sono innati e non sono appresi attraverso un’esposizione graduale ai modelli culturali correnti (NOTA 16).


In via generale, con qualche lievissima oscillazione legata all’epoca e alla società, i maschi di ogni cultura apprezzano e hanno sempre apprezzato le femmine dotate dei seguenti attributi:
• buona qualità della pelle (che fornisce indicazioni sull’età e in parte registra la storia sanitaria dell’individuo e la sua capacità di resistere alle patologie);
• lunghezza e qualità dei capelli;
• femminilità del volto (data da una serie di elementi: labbra piene, occhi relativamente grandi, mascella piccola, mento piccolo, zigomi alti e una distanza relativamente piccola tra bocca e mascella. La femminilità del volto è un potentissimo fattore di attrattività perché legata sia alla produzione dell’estrogeno, un ormone collegato alla fertilità, sia alla giovinezza, poiché con l’aumentare dell’età il volto della donna tende a diventare meno femminile);
• simmetria facciale (stress fisiologici durante lo sviluppo o danni nel Dna possono portare ad asimmetrie, pertanto la simmetria è indice di buoni geni e di capacità del soggetto di resistere alle sollecitazioni ambientali);
• lunghezza delle gambe (considerata da taluni studiosi indice di salute ed efficienza biomeccanica; secondo altri considerata indice di fertilità in quanto caratteristica legata alla pubertà, periodo in cui gambe e braccia delle adolescenti si allungano rapidamente);
• presenza di concentrazioni di grasso sui fianchi, sui seni e sul sedere (luoghi dove le riserve di grasso, sintomo di adeguata nutrizione e buona salute, possono essere facilmente viste dagli uomini NOTA 17);
• fisico atletico (e i comportamenti quali andatura giovanile dinamica, espressione facciale vivace ed elevato livello di energia);
• ventre piatto (segnale evidente che la donna non è già incinta e quindi è disponibile per la riproduzione);
• un rapporto vita/fianchi (WHR, dall’inglese waist-to-hip-ratio) compreso tra 0,67 e 0,80, con preferenza per quello più vicino al limite minore dell’intervallo (nelle canoniche misure ottimali femminili 90-60-90 il rapporto vita/fianchi è pari a 0,67)

Riguardo a quest’ultimo punto, si può osservare che il rapporto vita/fianchi prima della pubertà varia generalmente tra 0,85 e 0,95 per entrambi i sessi; dopo la pubertà i maschi sani continuano ad avere un WHR rientrante nel medesimo intervallo mentre le donne sane e in grado di riprodursi hanno un rapporto oscillante tra 0,67 e 0,80. Molti studi hanno confermato che donne con rapporti superiori o inferiori a quei limiti hanno possibilità più elevate di avere problemi di fertilità e di salute in generale. I maschi nei loro giudizi danno grande importanza al WHR e continuano ad apprezzare anche le donne in carne se queste comunque conservano un corretto rapporto vita/fianchi. In linea di massima, anzi, gli uomini preferiscono le femmine un po’ abbondanti rispetto a quelle troppo magre. L’apprezzamento maschile per la presenza di grasso varia a seconda del contesto ambientale, comunque in modo sempre prevedibile e che privilegia in ogni caso le donne che danno maggiori garanzie di valore riproduttivo: nelle società caratterizzate da scarsità di cibo vengono apprezzate le femmine con maggiore quantità di grasso, segnale di agiatezza, adeguata alimentazione e capacità di portare avanti senza problemi la gravidanza; nelle società dove il cibo è abbondante l’agiatezza è invece legata alla relativa magrezza (NOTA 18).


NOTA 13 – O, meglio: indice di buon valore riproduttivo. Valore riproduttivo e fertilità sono due concetti diversi; come esposto in Buss PE pag 91, il valore riproduttivo “è il numero di figli che è probabile che una persona di una determinata età e genere dia alla luce in futuro”. E’ quindi un valore teorico medio. Naturalmente è più elevato nelle donne giovani, sane e strutturalmente ben predisposte ad affrontare la gravidanza e il parto. La fertilità è “la reale prestazione riproduttiva misurata dal numero di figli vitali partoriti”. La maggiore fertilità la hanno le donne sui venticinque anni. A parità di altre caratteristiche, una ragazza di quindici anni ha invece maggiore valore riproduttivo di una di venticinque perché ci si aspetta che nel corso di tutta la sua vita possa avere più figli dell’altra, avendo più anni a disposizione e dovendo passare comunque anche lei, dopo un decennio, nella fase di maggior fertilità. Pilastro, pag. 200, osserva che negli scimpanzé, che non formano coppie durevoli e dove i padri non forniscono cure parentali, i maschi preferiscono le femmine più esperte a quelle più giovani perché le prime hanno maggiori probabilità di avere successo nell’allevare i figli. Nell’uomo si è invece creato un adattamento che privilegia i legami duraturi e quindi porta a preferire come partner femmine più giovani. Queste infatti, meno fertili e meno esperte delle loro colleghe con qualche anno in più, sono in senso riproduttivo un investimento che dà risultati peggiori nell’immediato ma complessivamente migliori nel lungo periodo.

NOTA 14 – Buss PE pag 96. 

NOTA 15 – Per maggiori dettagli sulle ricerche sperimentali svolte al riguardo vedi Buss PE pag. 96 e ss.

NOTA 16 – Langlois, Roggman e Reiser-Danner 1990. Per maggiori dettagli su queste ricerche vedi Buss PE pag 99.

NOTA 17 – Secondo Jared Diamond (vedi Diamond pag. 162 e ss.) questi accumuli di grassi in luoghi strategici potrebbero essere dei segnali. Il segnale (in zoologia) è: “una indicazione che può essere riconosciuta molto rapidamente e può essere insignificante in sé, ma che ha la capacità di denotare un importante e complesso insieme di attributi biologici, come sesso, età, aggressività o relazione” (Diamond pag. 151). Per esempio, la grandezza del palco delle corna del cervo è un segnale della sua robustezza e forza che gli altri maschi possono immediatamente valutare evitando così di intraprendere combattimenti in cui risulterebbero perdenti. Ciò è utile sia per loro, sia per il maschio migliore che evita il rischio di poter comunque rimanere ferito nella lotta. L’accumulo di grasso ben in evidenza nelle donne potrebbe essere un segnale che offre una onesta reclamizzazione di una qualità effettivamente posseduta. Analoghi segnali onesti possono essere i muscoli maschili (che reclamizzano la forza dell’individuo) e la bellezza del volto in entrambi i sessi (che segnala la capacità di sopportare gli stress e le infezioni sfiguranti). Per certi versi, gli accumuli dei grassi nel seno e sui fianchi potrebbero essere anche segnali ingannatori che la donna lancia per indurre i maschi a sovrastimare le sue capacità allattatorie e l’ampiezza del suo canale del parto.

NOTA 18 – Per le ricerche sulle preferenze maschili sul grasso e sul WHR vedi Buss PE pag. 100 e ss., dove, peraltro, viene evidenziato che gli uomini che tendono verso strategie sessuali a breve termine prediligono maggiormente le donne con più bassi rapporti vita/fianchi rispetto agli uomini orientati verso relazioni a lungo termine. Alcuni studi stanno cercando di capire se l’indice di massa corporea, una misura del grasso corporeo globale calcolata sulla base del peso e dell’altezza di una persona, possa essere un altro elemento inconsciamente utilizzato dai maschi per valutare la bellezza di una donna.


Questo articolo fa parte della pubblicazione integrale sul web di Sesso Motore 2: perché si fa poco sesso. Il saggio spiega cosa fa girare il mondo e perché, stranamente, vogliamo essere ricchi e potenti invece che felici. Illustra il contraddittorio rapporto esistente tra il sesso e la nostra società e fornisce risposte ad alcune, legittime, domande:

  • Perché il sesso è così pubblicizzato in questa nostra società e così osteggiato nella sua messa in pratica?
  • Perché ci dedichiamo relativamente poco a un’attività tanto piacevole e che in teoria sarebbe anche priva di costi?
  • Perché nel mondo reale s’incontrano tante difficoltà ad avere piena soddisfazione sessuale?

Il saggio viene pubblicato integralmente sul mio sito; qui l’elenco degli altri post sinora pubblicati. Chi volesse leggerlo su un libro cartaceo o su un ebook può trovarlo in tutti i principali store on line o su come comprare i libri di Sergio Calamandrei


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