Un libro in regalo

L’antologia ALICE, BARBARIGO E TUTTI GLI ALTRI  è scaricabile liberamente.

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l’introduzione dell’antologia:

QUANDO SCRIVEVO BENE

I racconti presenti in questo volume si possono dividere in due gruppi: alcuni sono stati scritti in tempi relativamente recenti, altri fanno parte di un’ideale antologia dal titolo Coloni d’Aquitania che raccoglieva i molti racconti scritti nel periodo in cui ero universitario. Quell’antologia non provai neanche a pubblicarla, e certamente feci bene, ma alcuni di quei brani non erano male e mi piacciono ancora. Li ho quindi selezionati e sottoposti adesso al giudizio del lettore.

I primi racconti dell’antologia sono invece i più recenti.

Alice, Barbarigo e tutti gli altri, scritto nel 2003, dà il nome a questo volume e tratta dei rapporti tra genitori e figli. Ha inoltre l’ambiziosa pretesa di interrogarsi sul senso ultimo della nostra vita. Riuscire a far ciò in un brano comunque brillante non era impresa facile: il lettore potrà valutare se questo risultato sia stato raggiunto o meno.

Firenze, 1944. La cena col morto è ispirato a un episodio realmente svoltosi nella mia città durante il passaggio del fronte nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Il racconto è stato pubblicato nell’antologia Crimini di regime a cura di Daniele Cambiaso e Angelo Marenzana (Editrice Laurum, 2008). Quel volume comprende racconti di Carlo Lucarelli, Leonardo Gori, Mario Spezi, Patrizia Pesaresi e molti altri. La pubblicazione cartacea ha fatto seguito alla pubblicazione on line dei racconti su una sezione del sito Thrillermagazine, curata sempre da Marenzana e Cambiaso, dedicata ai gialli ambientati nel periodo del ventennio o collegati a quel periodo (di gialli legati al ventennio ce ne sono moltissimi, vedi il saggio Totentanz di Daniele Cambiaso pubblicato su thrillermagazine). Il mio racconto si può trovare in  http://www.thrillermagazine.it/rubriche/4501/

Una sera è un breve brano che parla anch’esso dei rapporti tra genitori e figli. È una delle pochissime cose che ebbi la forza di scrivere nel faticoso periodo in cui i miei bambini erano piccoli.

Caput mundi è stato pubblicato nel 2007 nell’antologia Ucronie per il terzo millennio. Allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi. Il libro raccoglie 42 racconti di 18 autori, è stato curato da Carlo Menzinger ed è edito da Liberodiscrivere® edizioni (STUDIO64 srl Genova).

Il titolo dell’antologia merita qualche spiegazione. I termini ucronia e allostoria sono equivalenti e stanno a indicare una vicenda che si svolge in una Storia alternativa rispetto a quella che conosciamo e che si è realmente verificata. Il mio racconto ipotizza un mondo in cui la storia sia stata completamente modificata a causa di un problema di erezione.

Santa Inquisizione è un racconto che ho scritto nel 2001 per inserirlo nel mio romanzo L’unico peccato. Amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze (edito poi da Zona nel 2006; riedito nel 2014 con Youcanprint). Quel giallo è infatti ambientato in un circolo di aspiranti scrittori e nel progetto iniziale dell’opera era previsto che ogni scrittore fosse presentato da un suo racconto. Poi in sede di revisione, per banali motivi di scorrevolezza del testo, quasi tutti i racconti sono stati tagliati; ne sono rimasti solo un paio, tra i quali Santa Inquisizione. Per il suo stile questo brano si avvicina molto ai miei lavori meno recenti.

I successivi racconti, raggruppati nella sezione titolata Coloni d’Aquitania, appartengono ai miei vent’anni, quando nella mia scrittura risuonavano forti gli echi delle belle letture fatte fino ad allora: Borges, innanzi tutto, e poi Calvino e Buzzati. Non che il mio stile fosse in qualche modo paragonabile a quello di quei grandi, ma credevo allora che in letteratura la forma estetica della scrittura potesse avere maggior valore della sostanza dei fatti narrati e che la prosa dovesse tendere alla poesia, che il lettore dovesse gustare l’armonia di ogni singola frase e dovesse godere della lettura di ogni singola riga.

In realtà, ora l’ho capito, i grandi concedono questo immenso piacere a chi li legge, ma vanno anche oltre, conducendo il lettore dentro una storia e dentro un loro mondo, denso e importante.

Nel periodo di Coloni d’Aquitania, secondo me, “scrivevo bene”, con uno stile più ricco di quello che sono venuto ad asciugare nel corso degli anni, quando sono passato al romanzo e al genere giallo. Come sempre, sarà il lettore a giudicare, anche a seconda del suo gusto, se io col tempo sia migliorato o peggiorato.

La banda dei nomi rovesciati è un racconto vagamente ispirato a Calvino che nel 2008 ho riproposto per partecipare al premio Maremma Mystery di Grosseto. Il brano si è classificato terzo e, oltre alla gloria, mi ha fruttato anche un discreto assegno circolare. E poi dicono che con la letteratura non ci si guadagna!

Instabili trame è un pezzo che mi è molto caro. Nel caso non si notasse, segnalo che è stato scritto in un periodo in cui apprezzavo molto Borges ed è uno smaccato omaggio a quel maestro. Instabili trame è stato il mio primo racconto a ottenere un premio, nel 1986; peraltro il nome del premio era alquanto roboante: Diploma di merito superiore nel Premio Nazionale di poesia e narrativa istituito dal Centro Letterario “Giulio Arcangioli”. Fu una cosa carina; mi invitarono in Palazzo Vecchio, nel salone de’ Dugento, andai tutto in tiro, in giacca e cravatta, con la fidanzata e gli amici, c’era un mucchio di gente e la premiazione fu lunghissima. Uno alla volta, premiarono tutti gli altri, con abbracci e foto ufficiali. Poi lo speaker salutò, la folla sgomberò la sala e, quando non era rimasto più nessuno, dissero: «Ehi! Ma c’era anche questo Sergio Calamandrei!» Tornai a casa col mio diploma e la targa ma, sinceramente, un po’ traumatizzato.

Fiabamara ha corso il rischio di essere utilizzata come testo di supporto in un corso universitario. Era piaciuta a un professore che pensava che questo racconto illustrasse bene (“in un modo piacevolmente divulgativo”) le idee degli strutturalisti russi, in particolar modo di Propp, sulla struttura della fiaba. Inoltre, nel brano sono esposte alcune mie riflessioni originali che potrebbero anche avere un senso; ad esempio: il fatto che nelle favole il matrimonio con la principessa rappresenti una scappatoia legale e non rivoluzionaria per fornire agli umili la speranza di un progresso sociale in una società altrimenti caratterizzata da una scarsa mobilità tra le classi.

Come tutta questa analisi sulle fiabe possa essere stata inserita in un racconto che, si spera, risulti comunque avvincente, è un mistero che il lettore potrà chiarirsi solo leggendo Fiabamara.

Coloni d’Aquitania si fa prima a leggerlo che a presentarlo. Provare per credere.

L’attesa è un pezzo che buttai giù nel periodo in cui andavo spesso alla stazione di sera, ad attendere la mia ragazza. Io, quando sono fuori e devo riempire il mio tempo, esamino le persone che ho intorno e provo a indovinarne il carattere e le vicende che le hanno portate lì in quel momento. Così nascono in me molte storie: tante le dimentico subito dopo, altre le scrivo.

Questa antologia era destinata a essere regolarmente pubblicata. Poi il 1° di aprile 2013 è arrivata mia nipote Guia e ho voluto omaggiare lei e sua madre Giulia con quest’opera. Grazie di esserci.

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